Rizomatica 26-02-2026

copertina ragazza bi amputata con corpetto ortopedico di spalle cammina con le protesi su strada statunitense

Infosfera, 26/02/2026

Questa uscita di Rizomatica è dedicata al tema della guerra. Questa forma di relazione è antica e probabilmente nasce con la civiltà umana. Identificare un nemico e combatterlo, nelle varie forme che questo conflitto può assumere, è un modo per costruire una soggettività collettiva, non l’unico ma certamente uno dei più sperimentati. E’ di fronte al pericolo di un attacco nemico che i nuclei dispersi si uniscono e riconoscono dei capi, inizialmente dei guerrieri forti e astuti. Da queste semplici dinamiche nasce anche il patriarcato, con la suddivisione del bottino, formato da donne e schiavi, oltre alle terre e ai beni che possono essere razziati. Dalla lotta mortale fra le autocoscienze origina la dialettica tra servo e padrone.

L’utopia, che già dai tempi antichi viene ritenuta auspicabile, è superare la guerra come forma di distribuzione delle risorse e del potere. Siamo ancora ben lontani dalla solidarietà con tutta la razza umana e neppure possiamo, in base a quegli alti ideali di pace universale, giudicare gli uomini terreni con le loro debolezze e aspirazioni. Chi ancora sogna uno Stato etnicamente omogeneo, per lingua o religione, è probabilmente ancorato a sistemi di valori arretrati, ma anche chi ha “immaginato l’Europa come lo spazio che per primo avrebbe superato lo Stato nazionale in vista di un utopico impero universale del diritto e della pace”(Caracciolo 2022 p. 14) spinge oggi verso la guerra, per il dominio geopolitico.

Noi dispersi e privi di identità forti non possiamo che assistere attoniti al rinnovarsi della carneficina come tribunale della storia, cercando nei nostri simili in ogni parte del mondo alleati per la pace e la convivenza collaborativa, che è sempre la soluzione più adattiva per le persone comuni.

L’invito, oggi come cento anni fa, è di rivolgere il conflitto e la violenza, ineliminabili dalla natura umana, verso i ricchi e i potenti da cui siamo dominati, e non verso degli stranieri presentati come nemici.

Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF e EPUB.

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Indice:

Perchè la guerra?  di A. Marin

No, la geopolitica non mi ha convinto  di F. Barbetta

Guerra sia all’aristocrazia  di M. Minetti

Venezuela, il cortile di casa in fiamme  di M. Sommella

Oltre l’illusione della pace  di M. Civino

Capitalismo – Guerra – Rivoluzione  di V. Pellegrino

Il tema del riarmo sul fronte interno di F. Cori

Gaza futura tra annientamento e colonialismo ipertecnologico di S. Simoncini

Philip Dick e il gioco del labirinto mortale  di P. Nicolosi (Rattus)

Aforismi per le lunghe notti senza energia elettrica  di M. Kep

Appunti di lettura: Karl Polanyi, “Per un nuovo Occidente”  di V. Pellegrino

II° – Che cos’è la fantascienza?  di G. Spagnul

 

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Gli stessi articoli saranno pubblicati sul blog in date consecutive e rilanciati sul fediverso dall’apposito robottino @rizomatica

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No, la geopolitica non mi ha convinto

navi e relitti galleggianti immersi nella nebbia

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di F. Barbetta

La geopolitica è la soluzione?

Utilizzare la geopolitica come principale chiave di lettura del mondo presenta notevoli problemi epistemologici perché questa disciplina ha sempre oscillato tra un uso scientifico e un impiego ideologico, spesso funzionale a strategie di potenza e giustificazioni dell’imperialismo. Il geografo brasiliano José William Vesentini afferma che sul piano epistemologico è complicato definirne con precisione lo statuto scientifico. Si presenta come un sapere che tenta di spiegare le dinamiche di potere tra gli Stati attraverso fattori geografici ma spesso si riduce a una narrazione che naturalizza i rapporti di forza esistenti. Questo è evidente nella tradizione classica della geopolitica, in cui il determinismo ambientale gioca un ruolo centrale grazie all’idea che la posizione geografica di un paese o la sua disponibilità di risorse determini automaticamente la sua politica e il suo destino storico. Continua a leggere

Guerra sia all’aristocrazia

Esplosione in lontanaza in quartiere residenziale statunitense innevato. Passanti osservano.

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di M. Minetti

Nel seguente articolo si cercherà di presentare l’inquietante situazione attuale come una occasione unica per individuare i nemici di classe e condurre contro di loro una guerra asimmetrica, accompagnarli nel baratro che hanno contribuito a scavare, abbandonandoli al passato.

Posto che non siamo stati noi a volere la guerra, almeno che sia utile a spazzare via quelle élite che la cavalcano. Non combatteremo per loro ma contro di loro, assieme agli sfruttati di tutte le nazioni. Un nemico esterno alle volte è il migliore alleato della lotta di classe. Continua a leggere

Oltre l’illusione della pace

Imperi, regressione autoritaria e crisi delle democrazie liberali

Colonna di blindati che avanzano e un drone quadricottero in volo su uns pista terrosa accanto a delle baracche

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di M. Civino

«La critica non consiste nello strappare dalle catene i fiori immaginari,
affinché l’uomo continui a portare la catena senza illusioni,
ma nello strappare la catena stessa e cogliere il fiore vivo.»

Karl Marx,
Per la critica della filosofia del diritto di Hegel (1844)

Celebriamo gli accordi di pace come se fossero punti di arrivo. Strette di mano, cessate il fuoco, dichiarazioni solenni di “svolta storica”. È accaduto di nuovo nei mesi scorsi, con gli accordi su Gaza, firmati dopo una fase di violenza divenuta ormai insostenibile non solo per le popolazioni coinvolte, ma anche per gli equilibri internazionali che la rendevano possibile. Furono presentati come l’inizio di una normalizzazione, come il ritorno a una fragile stabilità. Ogni guerra deve finire, e ogni tregua merita di essere accolta. Eppure ciò che viene celebrato come pace assomiglia sempre più a una amministrazione della crisi, non alla sua risoluzione.
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Il tema del riarmo sul fronte interno

militari che corrono in un sotterraneo illuminato

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di F. Cori

E’ evidente ad ogni persona dotata di un grado medio d’intelligenza e di buon senso, che la politica internazionale – il rapporto tra Stati – sta vivendo un inasprimento e una recrudescenza talmente aspri che le dinamiche di guerra, lungi dall’essere fenomeni episodici o periferici, tendono ad assumere sempre di più i tratti di un conflitto mondiale dai contorni inquietanti e, per molti aspetti, assolutamente imprevedibili. Se volessimo inquadrare da un punto di vista di filosofia della storia la tendenza fondamentale presente in questa fase è evidente che il signoraggio del dollaro, quindi l’egemonia statunitense come guida dell’occidente globale (Usa, Europa, Giappone,etc) di fronte all’ascesa della Cina e dei paesi emergenti. Si tratta di una crisi irreversibile per cui la perdita d’egemonia culturale degli Usa e, più in generale dell’occidente, tenta di essere compensata con un utilizzo sempre più massiccio e generalizzato della violenza militare. Da questo punto di vista ci troviamo solo ad un livello, importante, ma sempre supeficiale del fenomeno: la radice di questo problema va ricercata a livello più strutturale, più profondo, cioè nell’ambito della produzione e riproduzione della vita umana, cioè nella crisi di valorizzazione del capitale. Gli Stati dell’Unione Europea e gli Usa sono al vertice di questa crisi: basta osservare i tassi di crescita della media Ue: tutti discendenti con medie che si aggirano intorno al’’1-2%. Continua a leggere

Gaza futura tra annientamento e colonialismo ipertecnologico

Il Board of Peace e la pianificazione alternativa di Gaza Phoenix.

palazzi crollati e macerie su auto parcheggiate

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di S. Simoncini

 «Raptores orbis, postquam cuncta vastantibus defuere terrae mare scrutantur si locupes hostis est avari, si pauper ambitiosi, quos non oriens, non occidens satiaverit; soli omnium opes atque inopiam pari adfectu concupiscunt. Auferre, trucidare, rapere falsis nominibus imperium,
atque ubi solitudinem faciunt pacem appellant.

  • Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione andate a frugare anche il mare, avidi se il nemico è ricco, arroganti se è povero, gente che né l’Oriente né l’Occidente possono saziare, solo voi bramate possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e con falso nome lo chiamano impero. Rubano, massacrano, rapinano e con falso nome lo chiamano nuovo ordine, infine dove fanno il deserto dicono, che è la pace»

    Publio Cornelio Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae, cit. in Vite perdite, di Daniele Sepe, cantato da Zulù dei 99 Posse.

    La pace come continuazione della guerra con altri mezzi

La parola pace a Gaza, oggi, evoca più un dispositivo di governance che un valore universale. È un lessico che dichiara di chiudere la guerra mentre ne valorizza e riorganizza gli esiti: amministrare le rovine, governare i flussi, stabilire chi conta e chi no, decidere quali vite sono “ricostruibili” e quali restano eccedenze. In questa torsione autoritaria e affarista, la pace si avvicina a una parafrasi rovesciata di Clausewitz: non più la “guerra” come continuazione della politica con altri mezzi, ma la “pace” come continuazione della guerra con altri mezzi. Mezzi finanziari, normativi, infrastrutturali. Mezzi, sempre più spesso, digitali. Continua a leggere

Appunti di lettura: Karl Polanyi, “Per un nuovo Occidente”

Scritti 1919-1958

humvee in galleria fortificata e illuminata

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di V. Pellegrino

In un momento storico così cruento come quello che stiamo attraversando, dove l’imperialismo guerrafondaio è tornato in superficie con tutta la sua brutalità, mettendo in subordine i principi del liberalismo e la sua governance, il richiamo all’opera di Karl Polanyi potrebbe sembrare anacronistico. In realtà la natura bina del capitalismo, dove politiche di potenza e regole di mercato si alternano e sovrappongono, fanno sì che il pensiero di questo autore eclettico rimanga di una certa utilità anche nel presente. Ecco perché parlare oggi della sua opera non è un esercizio puramente accademico. Continua a leggere

Tra individualismo e bisogno di comunità: perché oggi è impraticabile una forma di organizzazione esclusivamente politica.

carcasse di automobili giapponesi al tramonto

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di M. Civino

Come il mercato plasma le nostre esistenze

Un articolo pubblicato circa dieci anni fa su Vanity Fair riportava questa osservazione interessante:

Le app di incontri sui telefoni cellulari sono diventate di uso comune superando entro il 2012 il dating online tradizionale. Uno studio condotto a febbraio rilevava che quasi 100 milioni di persone – probabilmente 50 milioni solo su Tinder – utilizzavano i loro smartphone come una sorta di club per single portatile e quotidiano, dove trovare un partner sessuale era semplice quanto prenotare un volo low-cost per la Florida. «È come ordinare su Seamless,» spiegava Dan, un banchiere d’investimento, riferendosi al noto servizio di consegna di cibo. «Solo che stai ordinando una persona. […] Le app di incontri rappresentano l’economia di libero mercato applicata al sesso»”. (Sales, 2015)

Questo fenomeno, già in crescita in passato, è oggi sempre più diffuso. Molte persone adottano uno stile di vita relazionale fluido, libero dai vincoli della coppia tradizionale, considerandolo il modo migliore per seguire i propri desideri. Non credo che questa tendenza sia limitata alle grandi metropoli: frequentando luoghi di incontro casuale o di socializzazione, è evidente che questo stile di vita attraversa le generazioni, coinvolgendo anche le fasce d’età più mature. Continua a leggere

Ripensare il rapporto tra movimenti e sindacati per rinnovare l’organizzazione del lavoro

scale mobili in magazzino deserto pieno di scatole

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di F. Barbetta

1. Da dove partire

Il saggio The Neoliberal Low Point di Chris Howell contenuto nel libro The Handbook of Labour Unions esplora il lungo declino del movimento sindacale nei paesi capitalistici avanzati collocandolo all’interno della transizione dal modello di crescita fordista a un regime neoliberista che ha ristrutturato il rapporto tra capitale e lavoro. L’analisi prende avvio dal confronto con gli anni ‘70, decennio in cui il movimento operaio raggiunse il massimo della sua forza politica, organizzativa ed economica. In quel periodo la crescita della militanza sindacale operaia mise in discussione i fondamenti del compromesso keynesiano-fordista nelle democrazie occidentali, i piani di sviluppo guidati dallo stato nelle economie emergenti e le forme di organizzazione del lavoro in alcuni paesi socialisti. Queste mobilitazioni furono dirette contro il padronato, il governo e talvolta contro le stesse burocrazie sindacali attraverso scioperi non ufficiali e azioni spontanee. Per rispondere a queste pressioni, i governi, inclusi quelli socialdemocratici, ampliarono i diritti sindacali, estendendo in alcuni paesi la codeterminazione, rafforzando i sistemi di protezione sociale e sperimentando forme di socialismo, autogestione operaia e pianificazione industriale. Questa fase di radicalizzazione sindacale fu seguita da un’inversione di tendenza inattesa. Continua a leggere

Dal Materiale all’Immateriale: economia e società in transizione

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di S. Bellucci

Prefazione.

Nell’alba del XXI secolo, ci troviamo immersi in una trasformazione radicale che investe ogni aspetto della nostra esistenza. La rivoluzione digitale, paragonabile per portata e conseguenze al passaggio dalle società agricole a quelle industriali, sta ridisegnando il volto del mondo contemporaneo con una velocità e un’intensità senza precedenti. Questo saggio si propone di esplorare le molteplici dimensioni di questa transizione epocale, offrendo una chiave di lettura per comprendere i profondi cambiamenti in atto e le sfide che ci attendono.
Al cuore di questa trasformazione vi è l’avvento delle tecnologie digitali e dell’informazione come nuovo fattore produttivo dominante. Non si tratta semplicemente di un’innovazione tecnologica, per quanto potente, ma di un vero e proprio mutamento antropologico che sta ridefinendo il rapporto tra l’uomo, la natura e la società. Le conseguenze di questa rivoluzione si dispiegano a tutti i livelli, dalla sfera individuale agli equilibri planetari.
Il saggio analizza questa transizione attraverso cinque capitoli interconnessi, ciascuno dei quali esplora un aspetto fondamentale del cambiamento in atto. Il primo capitolo offre una visione d’insieme della transizione epocale, delineando i tre grandi processi di crisi e trasformazione che la caratterizzano: la crisi della forma nazionale, la crisi del modello capitalistico-finanziario e la crisi ecologica.
Il secondo capitolo si concentra sull’emergere dell’economia dell’informazione e sulla conseguente trasformazione del concetto di lavoro e valore. Esplora come la digitalizzazione stia ridefinendo i processi produttivi, mettendo in crisi il modello del lavoro salariato e aprendo la strada a nuove forme di attività economica e creazione di valore.
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Da Marx e Keynes una soluzione per sconfiggere il neoliberismo

sirena in stile pittorico di klimt

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di M. Parretti

1- La crisi internazionale delle sinistre

Da molti anni c’è un costante declino della prospettiva progressista nella società, che riguarda, tanto la sinistra alternativa al capitalismo, quanto quella riformista. Entrambe hanno il medesimo problema, che è quello di non essere riuscite a formulare una teoria economica alternativa all’economia neoclassica marginalista e quindi di non essere in grado di proporre una politica economica alternativa al neoliberismo.

La sinistra riformista cerca di riaffermare i principi etici della solidarietà e dei diritti sociali, che si sono realizzati con lo stato sociale keynesiano, ma non è riuscita a capire perché la spesa pubblica, negli anni ’70, abbia smesso di trainare l’economia ed abbia cominciato a produrre una stagnazione, accompagnata da inflazione, la cd stagflazione, che impedì la continuazione delle politiche keynesiane e provocò l’affermazione del neoliberismo.
Pertanto la spesa pubblica è limitata dalle entrate fiscali e l’obiettivo anche solo di difendere i diritti sociali acquisiti si scontra con la mancanza di risorse e la sinistra riformista non riesce a proporre una politica economica capace di sviluppare i diritti sociali. Anche la sinistra alternativa, aldilà di una critica più radicale del capitalismo, non è riuscita a formulare una teoria economica marxiana scientifica e non è in grado di proporre una politica economica capace di realizzare gli obiettivi, idealmente posti, di difesa dei salari e delle pensioni. Eclatante esempio di questa impotenza delle sinistre, in Italia, fu il “pacchetto Treu” del 1997, votato da tutto il centrosinistra, che contribuì a rendere precario e ricattabile il lavoro e rivelò la subalternità alle tesi liberiste, secondo cui i bassi salari fanno crescere l’occupazione. 
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Dai Baroni al cognitariato

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di M. Minetti

Incapaci di assoggettarli alla disciplina della catena di montaggio o di sostituirli con le macchine, i manager hanno organizzato tali lavoratori intellettuali attraverso contratti a tempo determinato.” (Richard Barbrook, L’ideologia californiana 1995).

La precarizzazione dell’accademia è il modo per disciplinare un ruolo sociale non più apicale.

Negli ultimi 30 anni abbiamo assistito ad una rivoluzione neoliberista europea che nel nostro paese ha trasformato profondamente le strutture sociali. Per adattare più rapidamente le strutture burocratiche, rese ipertrofiche da anni di stato sociale, sono state avviate privatizzazioni, ristrutturazioni, riduzioni del personale, precarizzazione dei ruoli operativi, esternalizzazioni, delocalizzazioni, sussidiarietà anche nei servizi essenziali della sanità, istruzione, servizi sociali, infrastrutture e servizi pubblici, trasporti, acqua, energia, telecomunicazioni, raccolta e trattamento dei rifiuti. Motore di questi profondi cambiamenti è stato il potere centrale dell’UE che dall’attuazione dell’unità monetaria europea, con l’Euro, ha governato con meccanismi finanziari premiali e vessatori la transizione allo stato attuale. Continua a leggere

La finanza è guerra

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di S. Cacciari

Per gentile concessione dell’autore pubblichiamo l’introduzione di La finanza è guerra di SIlvano Cacciari, La casa Usher, Firenze, 2023 un viaggio vertiginoso verso l’universo che si apre a partire dall’osservazione antropologica dei conflitti connessi alla moneta e ai suoi derivati”

Introduzione

Dalla caduta del muro di Berlino ad oggi, la superficie della globalizzazione è stata incrinata da due fenomeni: il ritorno della guerra, dal sanguinoso conflitto interjugoslavo a quello russo-ucraino, e l’esplosione di crisi finanziarie anticipate negli USA degli anni ‘80 e proseguite a livello planetario dai ‘90. Dopo aver combattuto due guerre mondiali, il pianeta che veniva consegnato alle generazioni successive, nonostante la guerra fredda, sembrava così pronto ad contenere questi fenomeni. E’ poi accaduto , a quarant’anni dalla nascita delle Nazioni Unite e da Bretton Woods, che i presupposti degli accordi per la prevenzione delle guerre e per la limitazione della circolazione dei capitali, ritenuta la causa della crisi del ’29, nel corso degli anni hanno cominciato a scricchiolare per venire definitivamente meno tra il crollo di Wall Street (1987) e la caduta del Muro (1989). Poiché la storia non si ripete mai allo stesso modo, all’alba degli anni ’90, la guerra e le crisi finanziarie si presentavano in modo diverso da inizio secolo: invece di enormi eserciti combattenti in campo aperto, le guerre si facevano locali o spazialmente delimitate con effetti globali, mentre le crisi finanziarie esplodevano attraverso dispositivi tecnologici in rete ben più potenti e invasivi del telegrafo, protagonista del contagio della crisi del ‘29. Da allora, si è registrato un insieme di forti criticità finanziarie su scala planetaria – l’attacco speculativo a lira e sterlina del 1992, la crisi finanziaria globale del 1998, il crollo dei titoli tecnologici di inizio secolo, la grande crisi del settembre 2008 seguita al fallimento della banca d’affari Lehman Brothers, fino al crollo del mercato legato alla pandemia da Covid del 2020 e all’esplosione dei prezzi delle materie prime che ha accompagnato lo scoppio della guerra russo-ucraina – mentre le guerre locali non hanno mai smesso di accendersi e riprodursi, per quanto in forme e dimensioni diverse, e differenti effetti globali, dalla Jugoslavia all’Irak, dall’Afghanistan all’Ucraina. Continua a leggere

La Carota

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 di M. Kep

Animali da soma.

Seppure non faccia più parte del nostro mondo ipertecnologico, molti ricorderanno quel modo di dire, riferito agli asini, ai muli o ai cavalli che individuava i metodi per farli camminare (e tirare il carretto). Gli animali, a differenza delle automobili, avevano una volontà propria e avrebbero preferito oziare all’ombra di un albero masticando erbe di prato. Per “convincerli” a svolgere il duro lavoro a cui erano destinati andavano adeguatamente motivati, con premi e punizioni: carote e bastonate appunto. Ma a volte bastava far penzolare di fronte ai loro occhi una carota per farli camminare in quella direzione, con grande risparmio di carote, per il padrone. Continua a leggere

Rizomatica 2304-2023

Infosfera, 23/04/2023

Per questa sesta uscita sul blog rizomatica, a distanza di più un anno dall’ultima, abbiamo lasciato il tema libero eppure troverete convergenze inusuali. La molteplicità trova una sua organizzazione in un certo orizzonte del possibile. Non è un caso che disertiamo i temi più dibattuti del momento, la nostra attenzione resiste alla ingegneria sociale che ci vuole mobilitati, carichi di certezze a criticare il potere come fa comodo al potere. E’ negli spazi vuoti che si trovano le risposte.

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Indice:

Etica e intelligenza artificiale   intervista a Enrico Panai

Api o lupi?  di M. Minetti

Principi di individuazione ecologica  di A. Cava

Tecnopolitica per il comune  di V. Pellegrino

Pensiero e umanità   di M. Parretti

Disertare l’utopia   intervista a G. Spagnul

La via del maestro ignorante   di G. Campailla

Il cybertariato nella globalizzazione    recensione di F. Barbetta

Guide nell’ecosistema   di M. Minetti

 

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Etica e intelligenza artificiale.

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Intervista a Enrico Panai di M. Minetti

Enrico Panai è specialista di interazione uomo-informazione e un ricercatore indipendente in cyber-geografia e etica dell’informazione. Ha insegnato informatica umanistica presso il dipartimento di filosofia dell’Università di Sassari. Dal 2007 vive e lavora in Francia. Dal 2018 collabora con il dipartimento di scienze umanistiche e sociali dell’Università di Sassari. Direttore Generale dell’azienda di consulenza SARDUS FRANCE/ BEETHICAL. Continua a leggere

Api o lupi?

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di M. Minetti

Nel presente articolo si vuole recuperare la storia delle rappresentazioni dell’umanità originaria come fondamento ideologico delle dottrine politiche della modernità. L’apparente crisi attuale delle ideologie sarebbe invece la dissimulazione delle radici etiche degli attuali valori dietro una presunta oggettività scientifica e un rinnovato realismo filosofico (Ferraris, Manifesto del nuovo realismo, 2022), che metterebbe in grado di misurare la coerenza di scelte etiche mediante algoritmi complessi. Attraverso una panoramica delle opposte concezioni di proprietà privata e beni comuni si vuole mostrare come questi poli della relazione sociale abbiano prodotto corrispondenti scale di valutazione etica, e quindi politica, delle scelte in materia economica. Questi schemi interpretativi sono attualmente in crisi perché hanno impattato la capacità di prevedere ed evitare crisi sistemiche. Si prospettano quindi strumenti teorici e sociotecnici innovativi, capaci di rispondere ai diffusi bisogni sociali insoddisfatti. Continua a leggere

Tecnopolitica per il comune

Red-Stack vs. Automa capitalistico

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di V. Pellegrino

  <Di certo cè che stiamo entrando in delle società
 di controllo che non sono più esattamente
 disciplinari, [...] che non funzionano più sul
 principio dinternamento, bensì su quello del
 controllo continuo e della comunicazione istantanea.[...] 
In un regime di controllo non la si fa finita mai con nulla.>

 Gilles Deleuze

In precedenti interventi, ho tentato di elaborare un’analisi “all’altezza dei tempi” del frangente storico che stiamo attraversando. Ciò sotto diverse prospettive: quella della crisi della rappresentanza e delle forme della Politica in genere, intesa questa sia in termini di attività istituzionale che di azione di movimento (Cfr. Per una Politica rizomatica – Verso un nuovo paradigma politico, quella della trasformazione della soggettività legata all’avvento dell’era informatica (Cfr. Dare parola al General Intellect – Dall’individuo sociale alla persona multidimensionale), quella della profonda metamorfosi che sta attraversando il capitalismo proprio in relazione alla disponibilità delle ICT (Information and Comunication Tecnology – Cfr. Se le macchine di Marx siamo noi – Siamo alla fine del capitalismo o ad una sua ennesima trasformazione?), quella delle innovazioni, intervenute e potenziali, della teoria e delle prassi politiche connesse alle tecnologie informatiche (Cfr. Tecnopolitica e partiti digitaliVicolo cieco del populismo plebiscitario o via obbligata a un’autentica democrazia?). Continua a leggere

Pensiero e umanità.

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di M. Parretti

A metà del 1800, Marx ritenne che fossero maturi i tempi per sostituire la filosofia con la scienza, anche nella conoscenza del pensiero umano giungendo alla geniale formulazione del paradigma del materialismo storico. Al tempo stesso formulò il criterio per distinguere la filosofia da quella che d’ora in avanti sarebbe stata la scienza, e lo identificò con la capacità di cambiare consapevolmente la realtà. Continua a leggere

Il cybertariato nella globalizzazione

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Recensione ragionata del libro di Ursula Huws, Il lavoro nell’economia digitale globale. Il cybertariato diventa maggiorenne, Punto Rosso, 2021.

 di F. Barbetta

Il cybertariato è una realtà nella società contemporanea. Mentre si discute della fine del lavoro, una massa di lavoratori legati alla produzione di elettronica è occupata in fabbriche di chip, microprocessori e display in Cina, in condizioni precarie. Operatori di telemarketing rispondono alle telefonate da tutto il mondo in India per risolvere i problemi con la carta VISA. Parliamo di un esercito di lavoratori on-demand sparsi in tutto il mondo. Cyberproletari in outsourcing, che non compaiono nemmeno nelle statistiche ufficiali. I call center sono diffusi in tutto il mondo, generando milioni di posti di lavoro altamente degradanti. In questo ambiente, i soggetti sono esposti alle pressioni del flusso informativo, che sono caratterizzate dalla disumanità degli algoritmi, che potenziano la logica del controllo. A causa dell’estrema supervisione e sorveglianza di questi lavoratori, si è iniziato a parlare da qualche anno di taylorismo digitale (1). Continua a leggere

Rizomatica 2202-2022

Infosfera, 22/02/2022

Per questa quinta uscita sul blog rizomatica, a distanza di un anno dall’ultima, abbiamo scelto di riflettere sui temi del lavoro e della crisi del capitalismo, intervenuta per la diffusione dell’automazione, dell’informatica e delle applicazioni di Intelligenza Artificiale, oltre che, probabilmente, per la dimensione globale ormai assunta dal mercato.

Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF e EPUB.

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Indice:

Le tre anime del lavoro  di M. Minetti

La Transizione digitale come biforcazione storica  di S. Bellucci

15 risposte sul lavoro   di M. Parretti e T. Cumbo

Piattaforme di lavoro e algoritmi di sfruttamento   di T. Numerico

Big-data, reti semantiche e IA in una prospettiva politica   intervista a G. Vetere

Affinità e divergenze fra i gig-workers e noi   di F. Sganga

Ripartire dalle basi: la riduzione dell’orario di lavoro    recensione di F. Barbetta

Cronache della mutazione   di P. Carvalho

 

Copertina di M.Kep e diorama

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Le tre anime del lavoro

di M. Minetti

Si ha a volte l’impressione che alcuni problemi nascano da questioni mal poste, in cui vengono inclusi termini ambigui, contraddittori e carichi di sedimentazioni storiche di significati differenti. In questo titolo ho usato di proposito due parole ambigue: anime e lavoro. Se è difficile stabilire cosa sia in termini univoci un’anima, parimenti difficile è stabilire cosa sia il lavoro. Bisognerà sempre chiarire in che riferimento di credenze ci si trova ad operare. L’anima è una struttura interna che sostiene un corpo esterno meno duro. Il lavoro è il prodotto scalare della forza per lo spostamento. Sono definizioni corrette ma non spiegano nulla del titolo. Fuori dall’uso corrente dei termini di anima e di lavoro, vorrei provare a distinguere dei significati situati di queste parole. Degli usi che hanno anime differenti, in quanto sono caratterizzati da opposte motivazioni ad agire nella forma comunemente chiamata lavoro.

Usiamo la parola lavoro per definire attività del tutto estranee, che ci forniscono diversissimi esiti e talvolta inconciliabili soddisfazioni nella nostra economia libidinale. Continua a leggere

La Transizione digitale come biforcazione storica

di S. Bellucci

La fase storica che stiamo vivendo non è inquadrabile nel concetto di crisi ma in quello di transizione. La rivoluzione tecnologica è anche una rivoluzione sociale e politica e sta producendo i suoi esiti in conflitto con i vecchi assetti del mondo industriale e finanziario. Il lavoro salariato perde la sua centralità pur mantenendo la sua forma di sfruttamento ma ad esso si affiancano nuove forme di estrazione del valore basate sulla logica della gestione dei dati. La lotta si configura tra i modelli centralizzati e quelli decentralizzati e l’abilitazione di produzione diretta di valore d’uso. Continua a leggere

15 risposte sul lavoro

di M. Parretti e T. Cumbo

Tommaso Cumbo

Esperto di politiche e servizi per il lavoro, lavora da più di 20 anni presso l’agenzia nazionale del Ministero del lavoro. Si è occupato in particolare di immigrazione e di politiche della transizione dall’istruzione al mondo del lavoro, pubblicando anche articoli su questi temi in libri e riviste specializzate. Dal 2012 è membro di A.Re.La (Associazione per la redistribuzione del lavoro).

Mauro Parretti

Attualmente pensionato – ingegnere elettronico – specialista in teoria dei sistemi – dirigente industriale, settori “marketing”, “ricerca e sviluppo”, “vendita internazionale” – dal 1986 studia economia politica – membro dell’A.Re.La.

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Domanda1 – Quando parliamo di disoccupazione e di difficoltà a trovare lavoro ci riferiamo soprattutto, o quasi esclusivamente, a forme di lavoro dipendente quindi salariato. Quali sono le caratteristiche di questa forma del lavoro e perchè è in crisi? Continua a leggere

Piattaforme di lavoro e algoritmi di sfruttamento

Intervento a Lavoro su piattaforma e lotte dei rider tenutosi Ven. 18 febbraio 2022 aula 15 Roma Tre

di T. Numerico

  1. Davvero non sappiamo cosa contengono gli algoritmi?

Spesso si dice che non sappiamo cosa ci sia dentro gli algoritmi. Questo talvolta è vero, ma nel caso delle piattaforme per dirigere il lavoro dei rider conosciamo quali sono gli obiettivi che ne determinano l’orientamento. Si tratta di: strumenti per migliorare le prestazioni dei rider attraverso processi di gamificazione e competizione; tattiche per rendere più efficiente il processo di sfruttamento dei lavoratori; tecniche per scaricare i rischi sui lavoratori, mantenendo il più possibile intatto il plusvalore garantito alla piattaforma. Continua a leggere