Intervista. Félix Guattari: “Che cos’è l’ecosofia?”

di E. Videcoq e J.Y. Sparel

Pubblicato in origine il 9-02-2020 su http://www.euronomade.info/?p=12982

Il campo dell’ecologia ha occupato una parte importante della riflessione di Félix Guattari nei suoi ultimi anni. Con l’apertura mentale e politica che lo contraddistingue, Félix ha coniato i concetti di “ecosofia” e “oggetto ecosofico”, che, come nello stile suo e di Gilles Deleuze, avevano ila funzione di congiungere aree eterogenee, piuttosto che di delimitare e confinare il concetto. Non sorprende, quindi, che Guattari parli di tre ecologie, concatenando il tema ecologico “classico”, oggetto di riscoperta e interesse politico sul finire degli anni Ottanta con i vari e differenti movimenti “verdi”, con l’ecologi apolitica, che mette in questione i fondamenti strutturali delle società nelle quali si manifesta la crisi ambientale; a queste due ecologie se ne aggiunge una terza, l’ecologia mentale, che ha a che fare con la situazione di finitezza esistenziale dei soggetti sovradeterminati dai flussi di disoccupazione, marginalità oppressiva, solitudine, inoperosità, angoscia, nevrosi conseguenti al continuo sviluppo del lavoro meccanizzato e alla rivoluzione informatica. Questa riflessione ecosofica a cavallo degli anni Ottanta e Novanta (è del 1989 Les trois écologies, del 1992 Chaosmose) concerne la messa in discussione del modo «in cui si vive su questo pianeta, nel contesto dell’accelerazione dei mutamenti tecnico-scientifici e del considerevole incremento demografico» Continue reading

Rizomatica 0202-2020

Infosfera, 02/02/2020

Per questa prima uscita sul blog rizomatica abbiamo scelto di riflettere sul concetto di rizoma e sulle implicazioni, in senso molto ampio, che apre questo dispositivo.
I contributi si vanno a configurare come linee di sviluppo piuttosto autonome sui temi della trasformazione sociale e delle relazioni politiche presenti e future.

 

Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF.

 

https://rizomatica.org/rizomatica02022020.pdf

Indice:

 
La copertina è di diorama
https://mastodon.bida.im/@diorama
La copertina #0 si basa su una foto di serigrafia all’OFFDEM 2019:
https://ps.zoethical.org/c/cooperation/offdem/
Programmi usati: Photomosh, GIMP, Inkscape su sistema GNU/Linux.

Gli stessi articoli saranno pubblicati sul blog in date consecutive e rilanciati sul fediverso dall’apposito robottino @rizomatica@mastodon.bida.im
e
rizoma@friendica.feneas.org
 
contatto:
rizoma (at) tuta (dot) io

Il neuropotere macchinico. Stiegler contro la data-economy

Anticipazione di un’intervista realizzata da S. Simoncini

Bernard Stiegler è probabilmente il filosofo contemporaneo che ha spinto più a fondo la riflessione sul rapporto sempre più complesso e controverso tra tecnologie, individuo e organizzazione sociale, a partire da un ripensamento radicale della tradizione filosofica occidentale da Platone a Deleuze, passando per Kant e Marx. La sua idea è che non esista una essenza dell’umano che trascenda il rapporto con la tecnica, in quanto questa fin dall’alba dell’umanità costituisce un fattore originario di individuazione psichica e collettiva. Per questo motivo le recenti accelerazioni tecnologiche sono da interpretare come fattori di mutamenti strutturali dal punto di vista psico-cognitivo, sociale e politico, di cui Stiegler sta tentando di ricostruire una fenomenologia. La sua visione sulle forme attuali del rapporto uomo-macchina è profondamente negativa, incentrata sulla visione di un accentramento senza precedenti di “neuropotere” macchinico, ma non è deterministica. Sta all’uomo, e soprattutto al politico, riprogrammare le valenze possibili, cognitive e sociali, di questo rapporto. La domanda che resta in sospeso è: quale soggetto politico, e con quale processualità?

Abbiamo conversato a lungo con Stiegler su questi temi decisivi e stiamo predisponendo il testo dell’intervista per pubblicarlo nel prossimo numero di “Rizomatica”. Pubblichiamo ora una piccola anticipazione sul senso del “neuropotere”.

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Dio non ama giocare a Doom. Il rizoma e la terza tesi su Feuerbach

img Elisatron

di Rattus Norvegicus e G. Nicolosi

Armonie buie / rabbie oscure / toni negri

Tommaso Di Francesco

*.*

Non c’è cosa peggiore, per iniziare un breve saggio, che l’excusatio non petita. Tuttavia qualche autolimitazione mi sembra indispensabile. Non sono un frequentatore abituale dei testi filosofici di Gilles Deleuze e, in generale, dei grandi intellettuali francesi del secondo dopoguerra. Sebbene consideri Deleuze un autore di notevole interesse, per il momento lo trovo eccessivamente impegnativo. Analogamente, come psicologo che, sia pure in modo piuttosto occasionale, ha avuto a che fare con la clinica, sono rimasto colpito dalla statura intellettuale di Felix Guattari, dalla sua concezione dell’inconscio e dalla serie di problemi teorici che L’anti-Edipo1 (scritto con Deleuze) ha posto alla psicoanalisi. Tuttavia, anche in questo caso, non ho competenze sufficienti per esprimere pareri fondati sulla critica che Guattari ha rivolto a Lacan o sulla sua concezione dell’inconscio. Come militante di quella che, per farla breve, chiamerò con espressione dubbia “sinistra radicale”, posso però senz’altro dire che sono sempre stato incuriosito dall’aura che da oltre quarant’anni avvolge l’espressione rizoma nell’ambito dei movimenti libertari e socialisti. Sebbene nel 1977 avessi solo tredici anni, mi pare di ricordare l’esistenza di un “Collettivo Rizoma” a Roma. Cosa che trova conferma in un’opera recente del cantautore, romanziere e sceneggiatore Gianfranco Manfredi, interamente dedicata al movimento del 19772. Manfredi situa il “Collettivo Rizoma” proprio a Roma insieme a una serie di altre organizzazioni dai nomi piuttosto bislacchi (“Festa contro i sacrifici”, “Strippo teorico”, “Margine ambiguo” etc.). Di quello che dovrebbe essere un altro “Collettivo Rizoma”, questa volta di origini bolognesi, si parla invece in un delizioso librettino del fumettista Pablo Echaurren, sempre dedicato al ’77, che mi ha gentilmente segnalato Rossana De Simone3. Qui la cosa è anche divertente, perché il “Collettivo Rizoma” in questione distribuiva un volantino con scritto «Libertà per i compagni arrestati per aver diffuso questo volantino». Si trattava evidentemente di una balla, spiega Echaurren, perché se fossero stati veramente arrestati, i compagni in questione non avrebbero potuto distribuire il volantino. Chi abbia letto Logica del senso4 di Deleuze, con le sue considerazioni sul paradosso, capirà al volo che quel “Collettivo Rizoma” il nome non se l’ era scelto a caso. Continue reading

Verticalizzazioni dal rizoma.  

ph: m.minetti

di M. Minetti.

Differenze rizoma – albero

“ Un rizoma non incomincia e non finisce, è sempre nel mezzo, tra le cose, inter-essere, intermezzo. L’albero è la filiazione, ma il rizoma è alleanza, unicamente alleanza. L’albero impone il verbo «essere», ma il rizoma ha per tessuto la congiunzione «e…e…e…». In questa congiunzione c’è abbastanza forza per scuotere e sradicare il verbo essere.” (Deleuze – Guattari 2003, p.60)

Termini come: dal basso, partecipazione, orizzontalità, condivisione, autogestione, informale, autorganizzazione, grassroots, collettiva, rete.. sono entrati a far parte persino del linguaggio delle aziende, figuramoci quanto siano radicati nella liturgia dell’organizzazione politica della sinistra sociale e radicale degli ultimi 40 anni. Quando nel 1999 è nata Indymedia, si pensava che la rete degli attivisti avrebbe potuto sovvertire la narrazione del potere, attraverso l’organizzazione delle attività dei singoli mediattivisti, per cambiare le forme di governance sovranazionali, basate sul debito, ad esempio, o sui trattati di libero scambio. Il motto era: «Don’t hate the media, become the media». Non che ciò non sia accaduto, in certe temporanee condizioni, ma la nascita di un diffuso giornalismo, più che altro su base volontaria e militante, non ha messo in secondo piano i media tradizionali (giornali, radio e televisione) e non ha impedito ai privati di colonizzare i nuovi media basati su internet, inaugurando l’era della post-verità. Anzi quell’epoca è iniziata proprio così. Continue reading

PER UNA POLITICA RIZOMATICA. Verso un nuovo paradigma politico

img – Elisatron

di V. Pellegrino

” … Bisogna ripeterlo ancora una volta: non è un caso se i termini “comunismo” e “socialismo”, quale che fosse la torsione cui erano stati sottoposti, siano stati portatori dell’esigenza e del fervore che il termine “democrazia”, appunto, non riusciva o non riusciva più ad alimentare…

La democrazia non ha sufficientemente capito che doveva essere anche “comunismo” in qualche modo, perché altrimenti non sarebbe stata che gestione delle necessità e dei compromessi, priva di desiderio, cioè di spirito, di soffio, di senso.”  Jean-Luc Nancy Verità della democrazia. Ed. Cronopio 2009

PREMESSE

Questo articolo intende svolgere alcune considerazioni sull’attuale stato delle forme e delle prassi politiche, tentando di individuare le ragioni profonde della gravissima impasse che paralizza l’azione politica tanto a livello istituzionale che di movimento ed impedisce di attuare quelle trasformazioni profonde necessarie per far fronte alle enormi problematiche che caratterizzano l’attuale fase storica.

È proprio dalla costatazione di questa impasse e dall’esigenza di svolgere un’analisi e una critica non superficiali del presente che un gruppo di persone variamente attive in quella che si dice “politica dal basso” ha deciso di intraprendere un percorso nuovo, ancora embrionale e principalmente rivolto a un’elaborazione “al passo coi tempi” di quelle che sono le complesse dinamiche che mettono in correlazione le ICT (Information and communications technology) e il loro rapidissimo sviluppo con le trasformazioni sociali, il cambiamento della soggettività nonché con il metodo e le forme della Politica1. È in particolare di quest’ultimo aspetto che vorrei qui trattare.

Partendo dal nome che ci siamo dati, il rizoma, nella caratterizzazione fondamentale che è stata attribuita a questo termine nell’omonimo volume dell’opera di Gilles Deluze e Felix Guattari uscita in Francia nel 1980 con il titolo di Mille Plateux2, si contrappone alla forma ad albero rovesciato che connota le strutture gerarchiche, stratificate e verticistiche proprie tanto delle società antiche che di quelle moderne.

Il lavoro filosofico dei due francesi, che giunge al termine di un lungo ciclo di lotte e trasformazioni sociali inaugurate in Occidente a partire dal fatidico 1968, dà la stura a tutta una serie di elaborazioni nei più svariati campi di studio e di interesse, a partire, banalmente, dalla topologia (la scienza che studia la forma degli oggetti), passando per la linguistica, fino alla sociologia e alla politica. Continue reading

Questione di classe. Le classi sociali nella modernità liquida.

    

di M. Sgobio

Bauman sembra attribuire la “liquefazione” della società a un cambiamento nella mentalità dei capitalisti, mentre, nella sua analisi, la classe sociale di coloro che per vivere vendono la propria forza lavoro sembra sciogliersi. Però, se si cambia il punto di osservazione, si possono scorgere le radici materiali del cambio di mentalità che descrive. Da questa visuale, le gocce, i singoli individui, assumo nuovamente l’aspetto di un fiume: un corso d’acqua che potrebbe modellare la società in forme del tutto nuove.

Negli ultimi quarant’anni diverse teorie hanno cercato di descrivere la società contemporanea e i fenomeni che l’hanno modellata, dando vita a interpretazioni che, anche se accolte in modo critico, lasciano la consapevolezza di un mutamento, a volte radicale, rispetto al recente passato.

Un nuovo inizio

Nell’esperienza della società attuale, scrive Krishan Kumar, vi è qualcosa “che insistentemente suscita non solo «il presentimento di una fine» ma anche quello di nuovi inizi”i.

Siamo nel 1995, e l’autore traccia una rassegna critica di quelle che chiama “le nuove teorie del mondo contemporaneo”. Teorie accomunate, anche quando divergono, dal prefisso post, che antepongono, di volta in volta, ad aggettivi come industriale, fordista o moderna, riferiti alla società che descrivono.

Tutte le tesi illustrate indicano un mutamento strutturale, un “funzionamento” della società diverso rispetto al passato, ma, allo stesso tempo, a tutte non riesce una descrizione in positivo del mondo contemporaneo, basata su elementi che lo caratterizzano.

Tutte descrivono una società “indefinita”, venuta dopo un’altra che, al contrario, era perfettamente definibile.

Kumar si sofferma soprattutto sulla teoria della post-modernità, che considera “la più ampia e stimolante”, in grado di sovrapporsi alle altre, spesso includendole, seppur in modo criticoii.

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Internet mon amour. Raccontare le storie prima del crollo di ieri

img Elisatron

di A. Trocchi – CIRCE

Raccontare le storie prima del crollo di ieri

Il futuro è stato ieri, quando eravamo inseparabili da computer e smartphone, nel bene e nel male. Anche quando avremmo preferito farne a meno, perché sapevamo che potevano rivelarsi i nostri peggiori nemici. Gli scandali sulla sorveglianza globale di Internet erano solo la punta di un iceberg, le manipolazioni di massa erano solo l’inizio: eravamo tutti vulnerabili! Curiosità fuori luogo, truffe, furti d’identità e di dati, pornovendette, odiatori…

«Oh, quanta negatività!», esclamavano i tecnoentusiasti. «Le nuove tecnologie ci danno la possibilità di non dover scegliere. Non è fantastico?»… Continue reading

La Federazione contro i signori dei dati

di F. Sganga

The centralization of the Internet began with its commercialization”  Vince Tabora, Hackermoon.com

Re-Decentralizzare, ossia fare in modo che il sistema non abbia più bisogno di trattenere i nostri dati per fornire servizi”

Edward Snowden, intervista a Repubblica 13 settembre 2019

La Rete che non è più una rete

Da qualche anno è comune leggere analisi in cui si sostiene che il potenziale liberatorio di Internet si è esaurito e che ora abbiamo di fronte una rete colonizzata dalle grandi piattaforme commerciali e divisa in “giardini recintati” che offrono servizi per qualsiasi esigenza al prezzo però di profilazione e standardizzazione dei comportamenti permessi ai nostri avatar digitali. Quello che fino a non molto tempo fa era un dibattito confinato a siti specializzati o alla sezione “Scienza&Tecnologia” dei grandi quotidiani è ormai arrivato nei telegiornali della sera e nelle prime pagine dei giornali. Come spesso succede, l’esplosione di un tema non sempre porta a un approfondimento ed ecco allora i pensosi editoriali sugli adolescenti che non si staccano da Instagram, l’indignazione per le fake news diffuse sui social e le stentoree richieste di un maggiore controllo in generale.

In mezzo a tutto questo rumore, è comunque possibile distinguere le voci di chi ragiona sulle reti in modo non superficiale e cerca di capire quali sono le dinamiche di potere (economico, politico, simbolico) che costituiscono l’Internet reale. E traspare un certo sconforto: se negli anni ‘90 si parlava di un cyberspazio attraversabile dai movimenti sociali e in cui delle competenze raffinate potevano sostituire i grandi mezzi caratteristici delle economie di scala fordiste, ormai abbiamo di fronte un mondo di venture-capitalism, estrazione di valore dallo sviluppo Open Source e aziende specializzate nella propaganda su misura; un mondo in cui rimangono ben poche alternative a chi voglia abolire lo stato di cose eccetera: le prospettive sembrano oscillare fra il romanticismo offline (felice espressione di Geert Lovink) e l’uso politico delle piattaforme esistenti, con alcuni autori che teorizzano anche una loro nazionalizzazione. La matrice sembra aver definitivamente preso il posto del rizoma. Continue reading

Dovremmo fare Rizoma (Inc.)

di M. Binotto

Pubblicato in origine l’8 Aprile del 2002 su Rekombinant.org (ora chiuso).

Il movimento non può continuare ad essere attività del tempo libero. Il movimento non può continuare a finanziare il nemico. Serve una nuova interfaccia lavoro-consumo. Hate the corporation, become corporation.

Rizoma potrebbe non essere solo un concetto reticolare di D&G, né solo la forma biologica della radice della fragola. Rizome potrebbe essere il virus per invadere il mercato globale.

In un suo vecchio romanzo Isole nella Rete Bruce Sterling ipotizzava varie possibili vie di fuga dalla dittatura della Capitale Globale, della Babilonia multinazionale e multilaterale. Se vi è capitato di perdervi quel magnifico libro: una era quella delle isole della rete, spazi autonomi, illegali, nascosti. Utopie pirata. Unaltra era quella della Rizome incorporated. Una multinazionale. Una gigantesca impresa, globale ma reticolare, unitaria ma decentrata, etica ma redditizia. Il principio informatore era la “democrazia economica”, non vi erano lavori ma attività, capi ma soci, fratelli, non c’era gerarchia ma senso comunitario Continue reading

Nel 2020 e oltre, la battaglia per salvare la persona e la democrazia richiede una radicale revisione della tecnologia convenzionale

Aral Balkan

di Aral Balkan, trad. it a cura di diorama

1 gennaio 2020

Mentre entriamo in un nuovo decennio, l’umanità si trova ad affrontare diverse emergenze esistenziali:

  1. L’emergenza climatica [1]

  2. L’emergenza democrazia

  3. L’emergenza della persona [NdT: “personhood emergecy” nell’originale]

In gran parte grazie a Greta Thunberg, stiamo decisamente discutendo della prima. Ovvio, c’è molto da discutere sul se stiamo effettivamente facendo qualcosa a riguardo. [2]

Allo stesso modo, grazie all’ascesa dell’estrema destra in tutto il mondo sotto forma di (tra gli altri) Trump negli Stati Uniti, Johnson nel Regno Unito, Bolsonaro in Brasile, Orban in Ungheria ed Erdoğan in Turchia [NdT: e Salvini in Italia], stiamo parlando anche della seconda, compreso il ruolo della propaganda (le cosiddette “fake news”) e dei social media nel perpetuarlo.

Quello di cui sembriamo del tutto sprovveduti e incerti è il terzo, anche se tutti gli altri ne derivano e ne sono sintomi. È l’emergenza senza nome. Beh, almeno fin d’ora.

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Accelerare verso cosa?

img Elisatron

di D. Gambetta

pubblicato in origine su il https://www.dinamopress.it/news/accelerare-verso-cosa/ 2 febbraio 2020

Il saggio di Tiziano Cancelli “How To Accelerate” (Tlon Edizioni) ricostruisce storicamente la galassia teorica dell’accelerazionismo, indicandone possibilità e limiti interni

Uno spettro si aggira per l’internet: lo spettro dell’accelerazionismo. Teoria politica, filone immaginifico, contenitore di metodologie di pensiero tanto simili quanto provenienti da ambiti del sapere distanti tra loro, assemblaggio di pratiche musicali, artistiche, teorie cibernetiche e tecnologiche, non è affatto semplice chiarire con una semplice definizione enciclopedica quel flusso di pensieri che negli ultimi anni ha stimolato il dibattito, negli ambienti della militanza così come in accademia e nel mondo culturale. Il denominatore comune, se proprio vogliamo trovarne uno, della teoria accelerazionista, è quello per cui «l’unica via d’uscita è attraverso», e quindi, politicamente parlando, l’unico modo per superare il sistema capitalistico è quello di accelerare le sue fasi attuali e quindi la sua disgregazione sotto il peso delle contraddizioni emergenti. Continue reading