Rizomatica 1202-2021

Infosfera, 12/02/2021

Per questa quarta uscita sul blog rizomatica, a distanza di un anno dalla prima, abbiamo scelto di riflettere sui temi della partecipazione politica, delle asimmetrie informative e crisi della democrazia.

Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF e EPUB.

https://rizomatica.org/rizomatica12022021.pdf

https://rizomatica.org/rizomatica12022021.epub

 

Indice:

Copertina di diorama. Foto or. di Èmmanuil Noevič Evzerichin, 1942, dominio pubblico, e di Orlova Maria, Unsplash Licence.
Programmi: Photomosh, GIMP, Inkscape su sistema GNU/Linux.

Gli stessi articoli saranno pubblicati sul blog in date consecutive e rilanciati sul fediverso dall’apposito robottino @rizomatica@mastodon.bida.im
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Tecnopolitica e partiti digitali

Vicolo cieco del populismo plebiscitario o via obbligata a un’autentica democrazia?

di V. Pellegrino

Come siamo giunti sino a qui: la tecnologia nelle mani del capitale

La diffusione globale e pervasiva delle tecnologie digitali ha prodotto, nell’arco di circa 25 anni, una serie di trasformazioni radicali del mondo. Come prevedibile, queste trasformazioni si sono ripercosse su tutte le dimensioni del vivere umano e sull’essere umano stesso, con il costituirsi di nuove forme di soggettività quali prodotto diretto e, al contempo, concausa di queste nuove forme del produrre e del vivere, individuale e collettivo. Del formarsi delle nuove soggettività connesso alla rivoluzione tecnologica informatica e alla massificazione delle sue applicazioni, ho trattato nel mio articolo Dare parola al General Intellect. Dall’individuo sociale alla persona multidimensionale, apparso nello scorso numero di Rizomatica e al quale rimando per un approfondimento di questi aspetti. L’articolo si concludeva con una sorta di esortazione ad usare pienamente le potenzialità messe a disposizione dall’informatica per ricercare e perseguire una possibile alternativa allo stato di cose presente. Continue reading

Covid-19, capitalismo di piattaforma e reti di mutualismo conflittuale

di S. Simoncini

1. Le fratture del Covid-19

Al di là della terribile conta delle vittime, non abbiamo ancora cognizione esatta dell’entità della catastrofe che ci ha investito. Perché Covid-19 non è un ciclone tropicale, non ha devastato con impeto le strutture fisiche e visibili dei nostri territori. Ha piuttosto profondamente investito le già fragili strutture invisibili di molti sistemi sociali ed economici, mettendoli a nudo e colpendo le fasce di popolazione più esposta, e forse anche minando in molti paesi i fondamentali istituti democratici (Harvey, 2020; Han, 2020)[1].Ma Covid-19 non è solo e semplicemente una fatalità devastante e priva di senso. Avendo palesato a scala planetaria l’insostenibilità del modello di sviluppo dominante, potrebbe aver predisposto le nostre coscienze a promuovere o ad accogliere un radicale cambiamento di paradigma. Covid-19 è quindi in un certo senso un’immagine[2], qualcosa di assimilabile alle prime immagini della terra vista dallo spazio, fotografie dirompenti che hanno generato in molti una nuova coscienza della relazione tra uomo e natura. Continue reading

Aristocrazia e tecnocrazia diretta

di M. Minetti

In chi scrive di politica possiamo spesso riconoscere uno sbilanciamento tra la capacità di analizzare la realtà e quella di progettarne il cambiamento.
L’analisi viene condotta sulla base di concetti interpretativi comuni, appoggiando le nuove conoscenze ad una solida base di studi pregressi, ai dati, alla osservazione dei fenomeni coevi.
Il progetto di trasformazione sociale che i vari autori esprimono, invece, rappresenta molto di più l’insieme dei valori a cui fanno riferimento e l’immagine pubblica che vogliono dare di sé stessi al mondo.
La prima parte degli studi di tutti costoro è quindi utile alla conoscenza, la seconda spesso totalmente velleitaria. Per mia sfortuna, non posso a mia volta sfuggire a questa valutazione empirica. Il futuro semplicemente non è scritto e non si ispira alla teoria. Continue reading

Lo spazio necessario (appunti su social media e dis‑individuazione)

di M. Alfano

Ho fisso in mente il momento in cui si diffuse Facebook tra le mie conoscenze. Meglio ancora, ricordo quando nel 2008 si diffuse nella mia città proprio come si diffonde una pandemia, un virus incontrollabile. Mi viene in mente la scena del film sui dieci comandamenti (1), quando la terribile piaga biblica colpisce le case degli egiziani bussando silenziosamente e infettando a morte i primogeniti. Ero a casa di un mio amico, mi affacciai al balcone e immaginai in quante abitazioni e in quanti dispositivi fosse entrata la piaga di Zuckerberg. Dopo un poco di tempo e un po’ di tira e molla, ne sono uscito: sono tra i pochi che non hanno Facebook, che nei successivi tredici anni avrebbe raggiunto l’inimmaginabile cifra di due miliardi e mezzo di utenti. Continue reading

Rizomatica 1010-2020

Infosfera, 10/10/2020

Per questa terza uscita sul blog rizomatica abbiamo scelto di riflettere su frammentazioni e conflitti: individui, lavoro e psiche.

Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF e in Epub.

https://rizomatica.org/rizomatica10102020.pdf

https://rizomatica.org/rizomatica10102020.epub

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Indice:

Lockdown generation. L’ibernazione strisciante         di G. Nicolosi
Bolle, totem, echo-chambers       intervista di M. Kep a W. Quattrociocchi
Villaggio globale o megamacchina?     di S. Simoncini
La relazione incompiuta           di A. Hall e M. Minetti
Le vicende del lavoro?             di G. Mazzetti
L’irrealismo capitalista dell’individuo senza società     di V. Siracusano Raffa
Il falso mito del merito e il rifiuto del fallimento             di R. Laghi
Necessità e conseguenze della diminuzione dell’orario di lavoro       di M. Parretti
Tech Worker, lavoro tecnologico e identità              di S. Robutti
Dare parola al “General Intellect            di V. Pellegrino
Accelerazionismo… e decrescita?        di A. Vansintjan (trad.)
Basta con le rockstar       di V. Aurora – M. Gardiner – L. Honeywell (trad.)
Neoliberalismo digitale                recensione di M. Sommella

Copertina di diorama. Foto or. di Francesco Ungaro con Unsplash License.
Programmi: Photomosh, GIMP, Inkscape su sistema GNU/Linux.

Gli stessi articoli saranno pubblicati sul blog in date consecutive e rilanciati sul fediverso dall’apposito robottino @rizomatica@mastodon.bida.im

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Bolle, totem, echo chambers. Intervista a W. Quattrociocchi.

Intervista di M. Kep a W. Quattrociocchi

Abbiamo intervistato il Prof. Walter Quattrociocchi, docente di Social network analysis e Knowlwdge, interaction and intelligent systems al’università Cà Foscari di Venezia, nonché autore di numerosi studi e libri sul tema della interazione sociale in rete:

assieme ad Antonella Vicini Misinformation. Guida alla società dell’informazione e della credulità del 2016 e Liberi di crederci. Informazione, internet e post-verità del 2018.

MK: Ciao Walter, grazie di esserti prestato a questa intervista. La nostra non è né una rivista divulgativa o giornalistica, né una rivista accademica, quindi ci piace andare ad approfondire dei temi, con delle pretese anche scientifiche, ma non ci rivolgiamo a degli esperti in materia. Di cosa ti occupi principalmente nelle tue ricerche e qual è l’oggetto principale di queste ricerche?

WQ: Io mi occupo di analisi di quelli che vengono detti sistemi complessi, una parola come tante per descrivere il focus sull’interazione di grandi moli di dati per capire come evolve il comportamento umano di massa, non del singolo. Perché il comportamento del singolo, è più oggetto delle scienze morbide quali sociologia e altre che, chiamarle scienze, dal mio punto di vista, è abbastanza una forzatura. Perchè spesso vanno per materia interpretativa e sono attività in qualche modo di deduzione o di scrittura creativa. Invece I’idea è quella di cercare di fare degli esperimenti che ti danno un minimo di segnale su comportamenti di massa. Continue reading

Villaggio globale o Megamacchina? McLuhan vs. Mumford, alle origini del conflitto tra tecno-ottimisti e tecno-scettici.

di S. Simoncini

1.

Sarebbe interessante fare ricerca sull’attuale “semiosfera” politica per verificare se e come il divenire linguistico (delle sue strutture lessicali e semantiche) stenti ad aderire alla realtà delle trasformazioni socioeconomiche trainate dalle nuove tecnologie. L’ipotesi è che siano troppo rapide le trasformazioni, e troppo segmentata la sfera pubblica perché l’evoluzione linguistica, in quanto “evento sociale” e relazionale (Bachtin, 2003), garantisca la sua dinamica funzione referenziale. Una fatica sicuramente attestata dalle variegate terminologie adottate per denotare i nuovi concetti che potremmo definire “tecnopolitici” (come le attuali infrastrutture centralizzate della comunicazione e dell’economia digitale). Stefano Rodotà dedicò un libro (1997) e una voce Treccani (2009) al neologismo “Tecnopolitica”, sostenendo in apertura della voce che «Il rapporto tra la politica e la tecnica non può essere descritto solo in termini strumentali, come se la tecnica si limitasse a mettere a disposizione della politica dei mezzi di cui questa si serve senza per ciò veder modificate le proprie caratteristiche». Continue reading

Dare parola al “GENERAL INTELLECT”.

Soviet Pietrogrado 1917

Dall’individuo sociale alla persona multidimensionale.

 

di V. Pellegrino

Questo numero di Rizomatica, dedicato al rapporto individuo/società, mi dà modo di ritornare, questa volta dal punto di vista della costruzione della soggettività e della sua effettiva essenza, sull’argomento programmatico della ricerca dell’alternativa politica oggi, introdotto nel mio articolo “Per una Politica rizomatica”, apparso nel numero zero della rivista.

Come noto, questo argomento è ben presente nella teoria marxiana, nell’ambito della quale, attraverso un rovesciamento dell’idea hegeliana di individualità, fortemente connessa con la visione della storia come un processo indefinito di evoluzione ed elevazione dello spirito, anche la coscienza soggettiva è interpretata come un prodotto delle relazioni materiali. La rottura e il ribaltamento del pensiero di Hegel operati da Marx, l’abbandono dell’idealismo teleologico a favore del materialismo storico, cioè l’introduzione del metodo scientifico anche nell’interpretazione dei fenomeni sociali, politici, storici, investe pienamente la questione della soggettività e della formazione della coscienza. Se per Hegel ogni individuo andava ad occupare un posto nel mondo in funzione della qualità e del grado di coscienza che egli aveva del mondo stesso, secondo Marx, al contrario, ogni essere umano sviluppa la propria coscienza in relazione diretta con le condizioni materiali reali nelle quali si trova “gettato a vivere”. Aristocratici, borghesi, proletari sviluppano forme e gradi di coscienza differenti come diretta conseguenza delle diverse condizioni materiali di esistenza caratteristiche del proprio ceto. Continue reading

PER UNA POLITICA RIZOMATICA. Verso un nuovo paradigma politico

img – Elisatron

di V. Pellegrino

” … Bisogna ripeterlo ancora una volta: non è un caso se i termini “comunismo” e “socialismo”, quale che fosse la torsione cui erano stati sottoposti, siano stati portatori dell’esigenza e del fervore che il termine “democrazia”, appunto, non riusciva o non riusciva più ad alimentare…

La democrazia non ha sufficientemente capito che doveva essere anche “comunismo” in qualche modo, perché altrimenti non sarebbe stata che gestione delle necessità e dei compromessi, priva di desiderio, cioè di spirito, di soffio, di senso.”  Jean-Luc Nancy Verità della democrazia. Ed. Cronopio 2009

PREMESSE

Questo articolo intende svolgere alcune considerazioni sull’attuale stato delle forme e delle prassi politiche, tentando di individuare le ragioni profonde della gravissima impasse che paralizza l’azione politica tanto a livello istituzionale che di movimento ed impedisce di attuare quelle trasformazioni profonde necessarie per far fronte alle enormi problematiche che caratterizzano l’attuale fase storica.

È proprio dalla costatazione di questa impasse e dall’esigenza di svolgere un’analisi e una critica non superficiali del presente che un gruppo di persone variamente attive in quella che si dice “politica dal basso” ha deciso di intraprendere un percorso nuovo, ancora embrionale e principalmente rivolto a un’elaborazione “al passo coi tempi” di quelle che sono le complesse dinamiche che mettono in correlazione le ICT (Information and communications technology) e il loro rapidissimo sviluppo con le trasformazioni sociali, il cambiamento della soggettività nonché con il metodo e le forme della Politica1. È in particolare di quest’ultimo aspetto che vorrei qui trattare.

Partendo dal nome che ci siamo dati, il rizoma, nella caratterizzazione fondamentale che è stata attribuita a questo termine nell’omonimo volume dell’opera di Gilles Deluze e Felix Guattari uscita in Francia nel 1980 con il titolo di Mille Plateux2, si contrappone alla forma ad albero rovesciato che connota le strutture gerarchiche, stratificate e verticistiche proprie tanto delle società antiche che di quelle moderne.

Il lavoro filosofico dei due francesi, che giunge al termine di un lungo ciclo di lotte e trasformazioni sociali inaugurate in Occidente a partire dal fatidico 1968, dà la stura e tutta una serie di elaborazioni nei più svariati campi di studio e di interesse, a partire, banalmente, dalla topologia (la scienza che studia la forma degli oggetti), passando per la linguistica, fino alla sociologia e alla politica. Continue reading

Progetto per un aggregatore politico federato. L’Ecosistema di Organizzazioni.

di M. Minetti

Pubblicato in origine su: https://coxsa.blogspot.com  il 19/01/2020

Alcuni punti da cui partire.

Gran parte della costruzione del consenso e della comunicazione politica si svolge sui social network, secondo le regole incorporate nella struttura di questi software proprietari: sponsorizzazione, bolle, costruzione dell’identità e dell’odio, narcisismo e conformismo, estrazione dei dati, opacità degli algoritmi.
Il protagonismo, anche spesso solo rappresentato, degli attivisti sui social network è diventata una prassi di diffusione dei messaggi politici e un elemento importante dei contenuti, nella forma dell’identificazione che spesso alimenta narrazioni identitarie e discorsi di odio. Ne parla Giuliano Da Empoli nel suo Gli ingegneri del caos. Teoria e tecnica dell’Internazionale populista, del 2019.
Questi spazi social sono per definizione una vetrina per vendere e per vendersi, ma sono molto poco adatti ad una reale discussione.
L’introito pubblicitario di Facebook (e Instagram) nel 2019 è stato di 69,655 mld di dollari. Gli utenti attivi sono stati ben 2,5 Mld, con un valore medio di introito pubblicitario per ogni utente che si aggira quindi sui 28 dollari annui (Fonte aziendale). Ovviamente un utente di Facebook che ha alti livelli di spesa, oltre 30$ al giorno come negli USA e Canada, vale 139,35 dollari all’anno.  Gli utenti poveri, invece, hanno più valore come elettorato, per il controllo sociale e le informazioni che possono fornire a polizia e servizi segreti dei governi. Gli annunci pubblicitari su pubblico profilato, oltre che dalle grandi aziende, vengono acquistati anche da piccoli esercenti, artisti, associazioni e enti no-profit, sindacati, chiese, gruppi politici.

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