Rizomatica 1202-2021

Infosfera, 12/02/2021

Per questa quarta uscita sul blog rizomatica, a distanza di un anno dalla prima, abbiamo scelto di riflettere sui temi della partecipazione politica, delle asimmetrie informative e crisi della democrazia.

Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF e EPUB.

https://rizomatica.org/rizomatica12022021.pdf

https://rizomatica.org/rizomatica12022021.epub

 

Indice:

Copertina di diorama. Foto or. di Èmmanuil Noevič Evzerichin, 1942, dominio pubblico, e di Orlova Maria, Unsplash Licence.
Programmi: Photomosh, GIMP, Inkscape su sistema GNU/Linux.

Gli stessi articoli saranno pubblicati sul blog in date consecutive e rilanciati sul fediverso dall’apposito robottino @rizomatica@mastodon.bida.im
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Tecnopolitica e partiti digitali

Vicolo cieco del populismo plebiscitario o via obbligata a un’autentica democrazia?

di V. Pellegrino

Come siamo giunti sino a qui: la tecnologia nelle mani del capitale

La diffusione globale e pervasiva delle tecnologie digitali ha prodotto, nell’arco di circa 25 anni, una serie di trasformazioni radicali del mondo. Come prevedibile, queste trasformazioni si sono ripercosse su tutte le dimensioni del vivere umano e sull’essere umano stesso, con il costituirsi di nuove forme di soggettività quali prodotto diretto e, al contempo, concausa di queste nuove forme del produrre e del vivere, individuale e collettivo. Del formarsi delle nuove soggettività connesso alla rivoluzione tecnologica informatica e alla massificazione delle sue applicazioni, ho trattato nel mio articolo Dare parola al General Intellect. Dall’individuo sociale alla persona multidimensionale, apparso nello scorso numero di Rizomatica e al quale rimando per un approfondimento di questi aspetti. L’articolo si concludeva con una sorta di esortazione ad usare pienamente le potenzialità messe a disposizione dall’informatica per ricercare e perseguire una possibile alternativa allo stato di cose presente. Continue reading

Covid-19, capitalismo di piattaforma e reti di mutualismo conflittuale

di S. Simoncini

1. Le fratture del Covid-19

Al di là della terribile conta delle vittime, non abbiamo ancora cognizione esatta dell’entità della catastrofe che ci ha investito. Perché Covid-19 non è un ciclone tropicale, non ha devastato con impeto le strutture fisiche e visibili dei nostri territori. Ha piuttosto profondamente investito le già fragili strutture invisibili di molti sistemi sociali ed economici, mettendoli a nudo e colpendo le fasce di popolazione più esposta, e forse anche minando in molti paesi i fondamentali istituti democratici (Harvey, 2020; Han, 2020)[1].Ma Covid-19 non è solo e semplicemente una fatalità devastante e priva di senso. Avendo palesato a scala planetaria l’insostenibilità del modello di sviluppo dominante, potrebbe aver predisposto le nostre coscienze a promuovere o ad accogliere un radicale cambiamento di paradigma. Covid-19 è quindi in un certo senso un’immagine[2], qualcosa di assimilabile alle prime immagini della terra vista dallo spazio, fotografie dirompenti che hanno generato in molti una nuova coscienza della relazione tra uomo e natura. Continue reading

Aristocrazia e tecnocrazia diretta

di M. Minetti

In chi scrive di politica possiamo spesso riconoscere uno sbilanciamento tra la capacità di analizzare la realtà e quella di progettarne il cambiamento.
L’analisi viene condotta sulla base di concetti interpretativi comuni, appoggiando le nuove conoscenze ad una solida base di studi pregressi, ai dati, alla osservazione dei fenomeni coevi.
Il progetto di trasformazione sociale che i vari autori esprimono, invece, rappresenta molto di più l’insieme dei valori a cui fanno riferimento e l’immagine pubblica che vogliono dare di sé stessi al mondo.
La prima parte degli studi di tutti costoro è quindi utile alla conoscenza, la seconda spesso totalmente velleitaria. Per mia sfortuna, non posso a mia volta sfuggire a questa valutazione empirica. Il futuro semplicemente non è scritto e non si ispira alla teoria. Continue reading

Stretti tra Popper e Voltaire: il vicolo cieco del liberalismo

di V. Siracusano Raffa

I sostenitori del ban a Trump saranno in qualche modo consapevoli del paradosso della tolleranza: teorizzata da Karl Popper, tale situazione apparentemente senza via d’uscita è data dal fatto che una società tollerante è destinata ad essere travolta dagli intolleranti al suo interno, per cui è necessario che si dimostri intollerante nei loro riguardi. Una posizione un po’ più complessa è forse quella del filosofo Rawls, per il quale la società giusta deve tollerare gli intolleranti e limitarli solo nella misura in cui i tolleranti temono per la sicurezza loro e del sistema nel suo complesso. Continue reading

Alla ricerca di nuove forme di aggregazione

di M. Carbone

Nell’intervista concessa alla rivista “Zeit-Online” dalla sociologa Maja Göpel, [1] si sostiene che nuove forme di aggregazione possono essere possibili. La pandemia potrebbe spingerci a nuovi modelli basati sulla solidarietà e su nuovi modelli economici. Pur non condividendo del tutto l’approccio armonizzante, malgrado la sua critica alla società capitalistica, si ritiene che valga la pena confrontarsi con nuove forme di partecipazione civica alla politica anche se potrebbero non sempre risultare veramente democratiche e attuate dalla base. La sociologa parte da tre profonde questioni, che già nel periodo precedente la pandemia erano sorte nel mezzo della società tedesca, chiedendosi se siamo in grado di confrontarci con esse seriamente e, in caso negativo, cosa potrebbe accadere. Le questioni riguardano aspetti innanzitutto economici “Avremo abbastanza per noi?” “Abbiamo abbastanza da suddividere?” e “Chi siamo in verità questo “noi”?”. Continue reading

Lo spazio necessario (appunti su social media e dis‑individuazione)

di M. Alfano

Ho fisso in mente il momento in cui si diffuse Facebook tra le mie conoscenze. Meglio ancora, ricordo quando nel 2008 si diffuse nella mia città proprio come si diffonde una pandemia, un virus incontrollabile. Mi viene in mente la scena del film sui dieci comandamenti (1), quando la terribile piaga biblica colpisce le case degli egiziani bussando silenziosamente e infettando a morte i primogeniti. Ero a casa di un mio amico, mi affacciai al balcone e immaginai in quante abitazioni e in quanti dispositivi fosse entrata la piaga di Zuckerberg. Dopo un poco di tempo e un po’ di tira e molla, ne sono uscito: sono tra i pochi che non hanno Facebook, che nei successivi tredici anni avrebbe raggiunto l’inimmaginabile cifra di due miliardi e mezzo di utenti. Continue reading

La costruzione del movimento dei Tech Worker

di B. Tarnoff  trad. it. di F. Sganga

Questo testo è una riduzione di un articolo pubblicato da Logic. La traduzione e l’adattamento molto amatoriali sono di Filo Sganga. Il testo originale può essere letto qui.

Il 1° novembre 2018, più di ventimila dipendenti e consulenti esterni di Google hanno lasciato i loro uffici. [1] Hanno scioperato in cinquanta città di tutto il mondo: nella Silicon Valley e a Sydney, a Dublino e a San Paolo. Erano furiosi per un articolo sul New York Times in cui si raccontava che Andy Rubin, creatore di Android, era stato protetto dalla direzione di Google e aveva ricevuto una buonuscita di 90 milioni di dollari nonostante le accuse di molestie sessuali che la direzione stessa aveva ritenuto attendibili. Sette giorni dopo la pubblicazione dell’articolo, hanno portato a termine una delle più grandi azioni sindacali internazionali nella storia contemporanea. Si sono riuniti nei parchi e nelle piazze, hanno cantato, marciato e condiviso storie. Continue reading

L’illusione della Società dei Servizi

Pubblicato in origine su L’anatra di Vaucanson     di  Robert Kurz

Sesto capitolo della sezione VIII dello Schwarzbuch Kapitalismus (“Il libro nero del capitalismo”) di Robert Kurz.

Da Schwarzbuch Kapitalismus  Sezione VIII. La storia della terza rivoluzione industriale

• Visioni dell’automazione

• La razionalizzazione elimina l’uomo

• L’abdicazione dello Stato

• L’ultima crociata del liberalismo

• La nuova povertà di massa

• L’illusione della società dei servizi

• Capitalismo da casinò: il denaro perde il lavoro

• La fine dell’economia nazionale

• Il risveglio dei demoni

L’illusione della società dei servizi

Naturalmente le elite funzionali del capitalismo si rendono conto, o quanto meno hanno sentore del fatto che, prima o poi, si arriverà alla fine della corsa. Se non si verificherà al più presto una nuova avanzata della crescita e dell’occupazione su scala globale accadrà ciò che sembrava già incombere drammaticamente, su di uno stadio di sviluppo assai inferiore, durante la prima parte del XIX secolo: lo sgretolamento della società capitalistica, ostinatamente attaccata alla sua forma, nelle guerre civili e negli stati di assedio permanenti, nel terrore e nella follia. Il discorso della «tolleranza zero» è già un sintomo della crescente paura da parte delle elite, che potrebbero perdere completamente il controllo della situazione. Ma poiché, com’è logico, la violenza in uniforme, nuovi campi di correzione e di lavoro non possono generare da soli una nuova accumulazione di capitale, bisogna comunque insistere con la claudicante promessa di un miglioramento economico, anche se quest’ultima sembra essere ormai del tutto insussistente. Continue reading

Le colonie del nostro tempo e il filantrocapitalismo.

di V. Shiva

Pubblicato in origine su https://comune-info.net/le-colonie-del-nostro-tempo-e-il-filantrocapitalismo/  il 24 – 10 –  2020

Ormai lo sappiamo da tempo, da molto prima che il virus che dilaga nel mondo cominciasse a diffondere il panico in mezzo pianeta: la sopravvivenza della nostra specie non era forse mai stata tanto minacciata. Sappiamo altresì che mai così poche persone avevano avuto il controllo sulla vita dell’intera comunità e mai come oggi i nostri corpi e le nostre menti erano stati trasformati in vere e proprie colonie da cui estrarre rendita e accumulare una ricchezza spropositata in poche mani. Continue reading

Rizomatica 1010-2020

Infosfera, 10/10/2020

Per questa terza uscita sul blog rizomatica abbiamo scelto di riflettere su frammentazioni e conflitti: individui, lavoro e psiche.

Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF e in Epub.

https://rizomatica.org/rizomatica10102020.pdf

https://rizomatica.org/rizomatica10102020.epub

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Indice:

Lockdown generation. L’ibernazione strisciante         di G. Nicolosi
Bolle, totem, echo-chambers       intervista di M. Kep a W. Quattrociocchi
Villaggio globale o megamacchina?     di S. Simoncini
La relazione incompiuta           di A. Hall e M. Minetti
Le vicende del lavoro?             di G. Mazzetti
L’irrealismo capitalista dell’individuo senza società     di V. Siracusano Raffa
Il falso mito del merito e il rifiuto del fallimento             di R. Laghi
Necessità e conseguenze della diminuzione dell’orario di lavoro       di M. Parretti
Tech Worker, lavoro tecnologico e identità              di S. Robutti
Dare parola al “General Intellect            di V. Pellegrino
Accelerazionismo… e decrescita?        di A. Vansintjan (trad.)
Basta con le rockstar       di V. Aurora – M. Gardiner – L. Honeywell (trad.)
Neoliberalismo digitale                recensione di M. Sommella

Copertina di diorama. Foto or. di Francesco Ungaro con Unsplash License.
Programmi: Photomosh, GIMP, Inkscape su sistema GNU/Linux.

Gli stessi articoli saranno pubblicati sul blog in date consecutive e rilanciati sul fediverso dall’apposito robottino @rizomatica@mastodon.bida.im

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contatto:   rizoma (at) tuta (dot) io

Lockdown generation: l’ibernazione strisciante. Covid-19, claustrofilie e Screen New Deal.

di G. Nicolosi [1]

Prologo sui tetti: il testamento dell’androide

L’indimenticabile finale del film Blade Runner di Ridley Scott, a distanza di un quarantennio, continua a suscitare fantasie e interrogativi. Quando Batty, il più performante e pericoloso dei replicanti, raggiunge sui tetti l’uomo incaricato di dargli la caccia (Harrison Ford), che penzola sul baratro appeso ad una trave malferma, lo gela con una battuta carica di ironia: «Esperienza interessante vivere nella paura, non ti sembra?». Salvo poi dissolvere l’ironia in un rabbioso: « Questo significa essere uno schiavo!». La vita del replicante ha dunque il tratto caratteristico dell’insicurezza, della paura. Ma quando il cacciatore manca la presa della sua trave e precipita nel vuoto Batty lo afferra con un solo braccio e lo salva. La ragione dell’inatteso atto di generosità dell’androide va cercata in una zona situata al confine tra quel che è individuale e ciò che appartiene a una dimensione collettiva, comune. I replicanti di Blade Runner non hanno una vera storia. Il loro senso di identità è fittizio, costruito in laboratorio: fantasie, ricordi, sogni, sono stati implementati in una loro coscienza artificiale di robot. Continue reading

Bolle, totem, echo chambers. Intervista a W. Quattrociocchi.

Intervista di M. Kep a W. Quattrociocchi

Abbiamo intervistato il Prof. Walter Quattrociocchi, docente di Social network analysis e Knowlwdge, interaction and intelligent systems al’università Cà Foscari di Venezia, nonché autore di numerosi studi e libri sul tema della interazione sociale in rete:

assieme ad Antonella Vicini Misinformation. Guida alla società dell’informazione e della credulità del 2016 e Liberi di crederci. Informazione, internet e post-verità del 2018.

MK: Ciao Walter, grazie di esserti prestato a questa intervista. La nostra non è né una rivista divulgativa o giornalistica, né una rivista accademica, quindi ci piace andare ad approfondire dei temi, con delle pretese anche scientifiche, ma non ci rivolgiamo a degli esperti in materia. Di cosa ti occupi principalmente nelle tue ricerche e qual è l’oggetto principale di queste ricerche?

WQ: Io mi occupo di analisi di quelli che vengono detti sistemi complessi, una parola come tante per descrivere il focus sull’interazione di grandi moli di dati per capire come evolve il comportamento umano di massa, non del singolo. Perché il comportamento del singolo, è più oggetto delle scienze morbide quali sociologia e altre che, chiamarle scienze, dal mio punto di vista, è abbastanza una forzatura. Perchè spesso vanno per materia interpretativa e sono attività in qualche modo di deduzione o di scrittura creativa. Invece I’idea è quella di cercare di fare degli esperimenti che ti danno un minimo di segnale su comportamenti di massa. Continue reading

Villaggio globale o Megamacchina? McLuhan vs. Mumford, alle origini del conflitto tra tecno-ottimisti e tecno-scettici.

di S. Simoncini

1.

Sarebbe interessante fare ricerca sull’attuale “semiosfera” politica per verificare se e come il divenire linguistico (delle sue strutture lessicali e semantiche) stenti ad aderire alla realtà delle trasformazioni socioeconomiche trainate dalle nuove tecnologie. L’ipotesi è che siano troppo rapide le trasformazioni, e troppo segmentata la sfera pubblica perché l’evoluzione linguistica, in quanto “evento sociale” e relazionale (Bachtin, 2003), garantisca la sua dinamica funzione referenziale. Una fatica sicuramente attestata dalle variegate terminologie adottate per denotare i nuovi concetti che potremmo definire “tecnopolitici” (come le attuali infrastrutture centralizzate della comunicazione e dell’economia digitale). Stefano Rodotà dedicò un libro (1997) e una voce Treccani (2009) al neologismo “Tecnopolitica”, sostenendo in apertura della voce che «Il rapporto tra la politica e la tecnica non può essere descritto solo in termini strumentali, come se la tecnica si limitasse a mettere a disposizione della politica dei mezzi di cui questa si serve senza per ciò veder modificate le proprie caratteristiche». Continue reading

La relazione incompiuta.

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di A. Hall e M. Minetti

1 – La costruzione dell’Io

Il sé come centro dell’indagine, dunque: gli esempi dei modi di inquadrarlo sarebbero infiniti e porterebbero lontano: proprio in virtù la sua interna complessità, esso appare sfuggente, difficile da descrivere, arduo da trattenere.

Più volte si è delineata la salute psichica e la possibilità di esprimere con pienezza il potenziale del proprio sé con la metafora dello “stare tra gli spazi” (Bromberg 2007). Se essere a pieno titolo soggetti della propria esperienza psichica è uno stare “tra” diversi nuclei dell’esperienza di sé, quasi in una terra di mezzo o in un “area che connette”, allora possiamo senza dubbio ascrivere al sé la caratteristica di un’ineliminabile molteplicità. Ciò significa che essere sé stessi non è semplice, poiché non è molto chiaro cosa significhi effettivamente. Ciascuno comprende dentro di sé un’ampia gamma di declinazioni e modi della propria vita soggettiva, una serie di configurazioni mutevoli, vive e in costante mutamento. Continue reading

Le vicende del lavoro? Non farsi ingannare dalla memoria.

di G. Mazzetti

In molti lamentano oggi una debolezza dei lavoratori, anche se ben pochi si arrovellano sulle condizioni per rovesciare gli attuali rapporti di forza tra le classi. Ma per non tornare a ripetere gli errori passati è indispensabile non riferirsi alle vicende storiche in forma mitica. Provo a ricostruire le vicende che ci hanno condotto alla situazione attuale per come le ho vissute. Continue reading

L’irrealismo capitalista dell’individuo senza società.

di V. Siracusano Raffa

A guardare superficialmente l’evoluzione dei rapporti tra individuo e società si potrebbe pensare che l’individualismo potrebbe aver vinto su tutta la linea. Il sistema capitalistico infatti accentua proprio quest’ultimo e non è un caso: già i massimi teorici del liberalismo classico, Adam Smith e David Ricardo, affermavano che la società è solo la somma degli individui. Nella seconda metà dell’Ottocento è il contributo dei neoclassici a spostare il focus dalle classi ai singoli attraverso l’individualismo metodologico. Questi economisti sono chiamati anche marginalisti perché hanno stravolto le basi dell’economia classica attraverso il principio dell’utilità marginale, cioè l’incremento di utilità che si ottiene con una piccola variazione nella quantità consumata di un bene. Ciò che è importante di questo approccio è proprio lo slittamento dell’analisi a livello microeconomico, perché ponendo al centro il singolo consumatore si dà un’incredibile spinta verso l’individualismo. Continue reading

Il falso mito del merito e il rifiuto del fallimento: il linguaggio al cuore di una società divisa.

di: R. Laghi

Un approccio linguistico-etimologico

Competenze, scrive Boarelli in Contro l’ideologia del merito, è “una delle parole chiave del lessico costruito intorno al merito” (Boarelli 2019, pp. 218-219). Da dove nasce questo concetto? Lo stesso Boarelli ne ricostruisce l’origine e la diffusione, a partire dal libro bianco dell’Unione Europea Crescita, competitività, occupazione, presentato nel 1993 e tappa chiave di un percorso di adesione dell’UE a una visione neoliberale della società (il principio fondante del testo è la “valorizzazione del capitale umano”). Ma che cosa è la competenza? Continue reading

Tech Worker, lavoro tecnologico e identità. Nuovi orizzonti e nuove forme di conflitto.

Panorama SolarPunk – di ImperialBoy

di S. Robutti


Letture propedeutiche:

The Californian Ideology

Contro l’hackerismo


Questo articolo presenterà un’analisi utile a comprendere la nuova ondata di organizzazioni, scioperi e proteste che attraversa il settore dell’Information Technology(IT), in particolare in USA e Nord Europa, scritta dal punto di vista di un Tech Worker. La speranza è quella di dare trasparenza a questi fenomeni e permettere di comprenderne più a fondo le peculiarità, le similarità con strutture e processi passati e presenti ma anche le profonde differenze sia sul piano della prassi che sul piano dell’identità. Continue reading

Dare parola al “GENERAL INTELLECT”.

Soviet Pietrogrado 1917

Dall’individuo sociale alla persona multidimensionale.

 

di V. Pellegrino

Questo numero di Rizomatica, dedicato al rapporto individuo/società, mi dà modo di ritornare, questa volta dal punto di vista della costruzione della soggettività e della sua effettiva essenza, sull’argomento programmatico della ricerca dell’alternativa politica oggi, introdotto nel mio articolo “Per una Politica rizomatica”, apparso nel numero zero della rivista.

Come noto, questo argomento è ben presente nella teoria marxiana, nell’ambito della quale, attraverso un rovesciamento dell’idea hegeliana di individualità, fortemente connessa con la visione della storia come un processo indefinito di evoluzione ed elevazione dello spirito, anche la coscienza soggettiva è interpretata come un prodotto delle relazioni materiali. La rottura e il ribaltamento del pensiero di Hegel operati da Marx, l’abbandono dell’idealismo teleologico a favore del materialismo storico, cioè l’introduzione del metodo scientifico anche nell’interpretazione dei fenomeni sociali, politici, storici, investe pienamente la questione della soggettività e della formazione della coscienza. Se per Hegel ogni individuo andava ad occupare un posto nel mondo in funzione della qualità e del grado di coscienza che egli aveva del mondo stesso, secondo Marx, al contrario, ogni essere umano sviluppa la propria coscienza in relazione diretta con le condizioni materiali reali nelle quali si trova “gettato a vivere”. Aristocratici, borghesi, proletari sviluppano forme e gradi di coscienza differenti come diretta conseguenza delle diverse condizioni materiali di esistenza caratteristiche del proprio ceto. Continue reading

Accelerazionismo… e decrescita? Gli strani compagni di letto della sinistra.

di A. Vansintjan – Institute of Social Ecology, 2016
(traduzione di M. Giustini)

pubblicato in origine su https://social-ecology.org/wp/2016/09/accelerationism-degrowth-lefts-strangest-bedfellows

Più di un anno fa ho vissuto a Barcellona, dove ho avuto la fortuna di assistere alla vittoria alle elezioni comunali di un movimento sociale, in gran parte alimentato da cooperative, squat ed altri spazi autonomi. Avevo trascorso l’anno coinvolto in un gruppo che studia e sostiene la “decrescita”: l’idea che dobbiamo ridimensionare la produzione ed il consumo per avere una società più equa, e che quindi dobbiamo smantellare l’ideologia della “crescita economica a tutti i costi”. Come potete immaginare, passano gran parte del loro tempo cercando di chiarire idee sbagliate: “No, non siamo contrari alla crescita degli alberi. Sì, vorremmo anche che i bambini crescessero. Sì, ci piacciono anche le cose belle come l’assistenza sanitaria”.

Ma da un anno vivo a Londra. Là, l’ideologia attivista sembrava essere permeata dagli “accelerazionisti”, i quali sostengono che il capitalismo e le sue tecnologie dovrebbero essere spinti oltre i propri limiti, per creare un nuovo futuro post-capitalista. Continue reading

Basta con le rockstar: come fermare gli abusi nelle tech community.

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di V. Aurora, M. Gardiner e L.Honeywell

trad. it. amatoriale di diorama

original: “No more rock stars: how to stop abuse in tech community

français: En finir avec les rock stars : comment faire cesser les agressions dans nos communautés

Avvertenze: discussione su abusi e violenze sessuali.

Nell’ultimo paio di settimane [21 giugno 2016], tre rispettabili membri delle tech community incentrate sulla sicurezza informatica e sulla privacy si sono fatti avanti col proprio nome per raccontare le loro strazianti storie di condotte sessuali reprensibili, molestie e abusi commessi da Jacob Appelbaum. Si sono mossi in solidarietà verso le prime persone che anonimamente hanno segnalato gli abusi di Jacob. Diverse organizzazioni hanno preso posizione per proteggere i loro membri da Appelbaum, incluso The Tor Project, Debian, l’hackerspace Noisebridge di San Francisco, e altre ancora lo stanno facendo. [link] Continue reading

Neoliberalismo digitale. Una lettura di Psicopolitica di Byung-Chul Han.

di M. Sommella

L’argomento che tenterò di esporre in questo articolo é il neoliberalismo digitale.

Potrebbe sembrare una definizione cervellotica e complessa ma il termine appare in un libro che ritengo molto interessante, scritto dal filosofo coreano Byung-Chul Han, nato a Seul ma che insegna in Germania, a Berlino, docente di filosofia e studi culturali.

Questo filosofo ha scritto vari libri fra cui uno, dal titolo Psicopolitica, che a mio avviso pone delle questioni molto interessanti. Il sottotitolo di questo libro, è ”Il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere”. Quindi è uno studio che unisce dei riferimenti, delle tematiche, che riguardano la filosofia, la storia, la politica, la tecnologia e in alcuni passaggi anche la religione, in sintesi i problemi più gravosi dell‘attuale società digitale. Continue reading

Le origini dell’odio on-line

 di:M. Sommella

In origine pubblicato su Demosfera il 20-07-2019

Oggi è impensabile comprendere il livello di odio circolante se non si comprendono le tecnologie e gli strumenti tecnologici.

È impensabile anche comprendere oggi l’evoluzione dell’odio se non si parte dalla seconda guerra mondiale e dalla sua origine. La propaganda d’odio inizia soprattutto in Europa durante i totalitarismi e nel corso della ricostruzione post-bellica. Continue reading