Rizomatica 0505-2020

Infosfera, 05/05/2020

Per questa seconda uscita sul blog rizomatica abbiamo scelto di riflettere sul tema della cittadinanza digitale, territoriale e al contempo dematerializzata.

 

Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF.

 

https://rizomatica.org/rizomatica05052020.pdf

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Indice:

Telepolis 2020 di M. Kep
Territori laboratorio per una economia politica “ipermaterialista” 
intervista di S. Simoncini a B. Stiegler
Algoritma. Analisi incompleta sul data feminism nelle città intelligenti
di V. Bazzarin
Self-branding. La retorica del successo contemporaneo
di G. D’Alia
Apocalipse Now  di M. Civino
I signori delle post-metropoli  di M. Minetti
Accelerare in retromarcia di F. Sganga
Ricollocare lo spazio  di A. Cava
L’assenza di costrizioni naturali di M. Parretti
Se le macchine di Marx siamo noi   di V. Pellegrino
Il Techbro Prodigo  di M. Farrell
Il mio corona virus di F. Fassio
Amplesso telefonico  di F. Cozzaglio

La copertina è di diorama
https://mastodon.bida.im/@dioram
La copertina #1 si basa su “Gay Freedom San Francisco”, 1980, dominio
pubblico.
Programmi usati: Photomosh, GIMP, Inkscape su sistema GNU/Linux.
 

Gli stessi articoli saranno pubblicati sul blog in date consecutive e rilanciati sul fediverso dall’apposito robottino @rizomatica@mastodon.bida.im
e
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contatto:
rizoma (at) tuta (dot) io

Telepolis 2020

di M. Kep

“L’enorme complessità della nuova città in quanto forma di organizzazione sociale e la sua considerevole entropia in quanto sistema si fondano su una base economica che genera consumi, ricchezza e posti di lavoro attraverso l’industrializzazione delle piazze e, soprattutto, dell’ambito domestico. Ecco la chiave dell’economia di Telepolis.” (Echeverria 1995, p.19)

Nel 1994 Javier Echeverrìa pubblicava il suo Telepolis. Parlava di un presente come se fosse un futuro. Oggi quella trasposizione del planisfero politico nell’infosfera ci risulta un familiare passato, superato da un presente distopico. Quella chè è cambiata nel frattempo è la nostra percezione di noi stessi nella Telepolis. Se circa trenta anni fa, agli albori di internet, tutto era possibilità, apertura, scoperta, oggi che quelle autostrade informatiche si sono ipersaturate, che quella possibilità quasi infinita di scelte si è stabilizzata su pochi monopoli di gate-keepers (Echeverria 1995, p.31) da miliardi di utenti, ci sentiamo di nuovo negli stretti limiti di un villaggio globale che è una diffusa provincia conformista. Continue reading

Territori laboratorio per una economia politica “ipermaterialista”

Strategie post-pandemiche contro il neuropotere delle piattaforme

Intervista “pre COVID-19” di S. Simoncini a B. Stiegler

«Il periodo moderno è l’età dello sfruttamento organizzato conseguente e illimitato: dello sfruttamento delle risorse naturali, dello sfruttamento dei cosiddetti popoli primitivi assoggettati, e infine dello sfruttamento sistematico del cittadino», Norbert Wiener,Introduzione alla cibernetica

Questa è una breve premessa che non si propone come una introduzione alla figura e al pensiero di Stiegler. Troppo ardua l’impresa per un non filosofo come me, perché troppo stratificata e ramificata la sua biografia intellettuale, il suo profilo umano e filosofico. Provo soltanto a tracciare l’incipit di alcune possibili piste che facilitino un’esplorazione del paesaggio mentale che si squaderna in questa intervista. Perché diciamolo, è un’intervista a tutto tondo. E diciamo anzitutto, come prima pista possibile, che una caratteristica saliente del suo paesaggio filosofico è la centralità dell’imperativo marxiano, quello delle “Tesi su Feuerbach” secondo cui i filosofi dopo aver “variamente interpretato il mondo” sono chiamati a “trasformarlo”.

L’idea di realizzare questa intervista nasce dopo aver assistito a tre sue recenti conferenze romane, tenute in successione all’Accademia di Francia, al Macro e all’università Roma Tre, le ultime due per iniziativa del collettivo “Red Mirror”. Potrebbe essere una circostanza casuale ma non lo è. Le tre classiche istituzioni culturali dell’Occidente, accademia, museo e università, costituiscono effettivamente la sfera pubblica in cui si dispiega prioritariamente il pensiero di Stiegler. Questa notazione di contesto non è secondaria, e va tenuta presente insieme alla vocazione marxiana alla praxis trasformatrice, e mette in luce una contraddizione su cui varrà la pena soffermarsi. Continue reading

Algoritma. Analisi incompleta sul data feminism nelle città intelligenti

img – Elisatron

di V. Bazzarin

 

Ogni sapere è particolare, ogni verità è parziale […] Nessuna verità può rendere non vera un’altra verità. Ogni conoscenza è parte della conoscenza totale. […] Una volta che hai visto lo schema più ampio, non puoi tornare a vedere la parte come il tutto.“ — Ursula K. Le Guin, La mano sinistra delle tenebre, p. 159

Forse, come dice Ursula K. Le Guin, ogni sapere è particolare e ogni verità è parziale, ma sul tema del diritto digitale alla città c’è un sapere che appartiene al genere e ci sono tracce digitali lasciate dalle persone che gli algoritmi non considerano rilevanti e che quindi discriminano la metà dei cittadini dalla sfera dei servizi e spesso anche da quella dei diritti. Parliamo di gender data, dei dati con una componente di genere e del movimento che in vari paesi sta tentando di introdurre il tema in ambito accademico, nello sviluppo delle tecnologie e delle infrastrutture che operano in sistema o in rete nelle cosiddette città intelligenti.

Non ci calcolano proprio! Potrebbe dire almeno la metà del genere umano. Tranne quando siamo target commerciale. Allora in quel caso ci calcolano e ci profilano per bene. (1) Continue reading

Self-branding. La retorica del successo contemporaneo

G. D’Alia

Ogni politica di emancipazione deve puntare a distruggere l’apparenza dell’ordine naturale, deve rivelare che quello che ci viene presentato come necessario e inevitabile altro non è che una contingenza.
[…]
L’unica maniera per mettere in discussione il realismo capitalista è mostrare in qualche modo quanto sia inconsistente e indifendibile: insomma, ribadire che di ‘realista’ il capitalismo non ha nulla.       Mark Fisher, Realismo Capitalista

Abstract

A partire dall’analisi retorica delle strategie di self-branding digitale, il modello di successo contemporaneo verrà qui messo in relazione con le strutture socio-economiche del tardo capitalismo. Una volta storicizzata, la pratica del self-branding non apparirà più una semplice deriva narcisistica causata dalla cultura dei social network, ma si renderà evidente come essa sia piuttosto una conseguenza, sul piano culturale, dell’economia del lavoro precario. L’intento è quello di portare alla luce i messaggi impliciti nel flusso di comunicazione nel quale siamo immersi e del quale siamo parte, leggendoli alla luce della sociologia del lavoro. L’obiettivo generale è di comprendere la natura, a prescindere dal modo in cui rispondiamo personalmente, dell’invito che il contesto mediatico ansiosamente ci rinnova: sfoggiare contenuti personali, aggiornare con dedizione le numerose bacheche e sorvegliare la nostra footprint digitale, affinché rispecchi alla perfezione l’immagine ideale di noi stessi o, piuttosto, l’ologramma del lavoratore neoliberista perfetto, cioè iper-qualificato, efficiente, flessibile e, soprattutto, sempre motivato. Continue reading

Apocalipse now.

di M. Civino

Il passato recente

Gli uomini non sempre muoiono in silenzio”,scrisse Keynes in Le conseguenze economiche della pace. Nella loro angoscia possono seppellire un’intera civiltà.

Era la fine della Grande Guerra e per Keynes quel passaggio segnava la fine di un’epoca e di un ordine sociale oramai in declino. La guerra aveva “scosso al tal punto il sistema da mettere in pericolo la vita dell’Europa” (Keynes 1920, p. 701), scriveva Keynes nel suo famoso saggio.

Nel Trattato di Versailles, le potenze vittoriose e le loro classi dominanti si apprestavano a delineare per il mondo un ordine che continuava a poggiare su fondamenta superate, instabili ed anacronistiche.

Per Keynes, infatti, quel modello economico e finanziario non poteva durare a lungo perché era basato su uno sviluppo fatto di debiti e di risarcimenti tra nazioni che sarebbe stato una fonte costante di instabilità internazionale. Keynes aveva visto giusto. Le conseguenze di quel trattato portarono l’economia mondiale nella Grande Depressione degli anni ’30 e contribuì direttamente all’ascesa dei fascismi nel mondo.

Oggi, per fortuna, non dobbiamo fare i conti con le tragiche devastazioni di una guerra di quella portata storica e tragica. Ma le conseguenze del letargo sociale nel quale stiamo progressivamente sprofondando a causa di questo invisibile nemico, la pandemia da coronavirus, richiedono senza dubbio un impegno immediato che sia fuori dell’ordinario. Continue reading

I signori delle post-metropoli

Come la governance si fa militare e non può più dirsi capitalista.         di M. Minetti

Le metropoli e l’Urbe.

Per immaginare le città del futuro forse Roma potrebbe non sembrare un punto di osservazione privilegiato. La stratificazione sociale sedimentata durante lo stato pontificio, la condizione di capitale del regno sabaudo, le aspirazioni imperiali del fascismo e il massiccio inurbamento dell’ultimo dopoguerra, ci consegna una città in cui la separazione fra patrizi e plebei è ancora ben definita, poco scalfita dalla individuazione capitalista.

Roma è stata la prima metropoli della storia. Multietnica e centro di servizi, piuttosto che della produzione, già due millenni orsono. Forse per questa ragione la crisi del modello di produzione fordista l’ha toccata senza stravolgerla. Se andiamo ad elencare le caratteristiche che con ogni probabilità avranno le post-metropoli del futuro, è possibile che la nostra Città Eterna non si discosti poi molto dalle linee di sviluppo che caratterizzano altre città meno periferiche dell’Impero contemporaneo. Non uso a caso questa metafora dell’Impero (Hardt – Negri 2001, Kahnna 2009), in quanto mi risulta la più attinente, anche se ovviamente insufficiente per descrivere il governo sovranazionale dell’universalismo culturale, militare, tecnologico, linguistico, economico, frutto della globalizzazione. Continue reading

Accelerare in retromarcia: la città-azienda dei neoreazionari

di F. Sganga

Piccolo disclaimer: tutte le traduzioni dagli originali sono state fatte da me in modo decisamente artigianale. Leggo l’inglese ma non sono un traduttore e per alcuni termini mi sono servito dei vari dizionari online. Per un’idea il più possibile precisa del contenuto dei testi invito il lettore a seguire i link.

Nel mio stato neocameralista ideale non vi è libertà politica perché non vi è politica. Forse il governo avrà una scatola dei commenti in cui si potrà lasciare la propria opinione. Forse farà dei sondaggi di opinione e perfino delle votazioni. Ma non ci sarà organizzazione e nessuna ragione per organizzarsi perché nessuna coalizione dei residenti potrà influenzare la politica governativa tramite coercizione”

(Mencious Moldburg, Against political freedom)

Il meta-neocameralismo non decide che il governo dovrebbe diventare un’azienda. Riconosce che il governo è diventato un’azienda. Comunque, diversamente dalle aziende private che dissipano l’entropia tramite bancarotte e ristrutturazioni, i governi sono regolarmente le aziende peggio gestite nelle rispettive società, funzionalmente paralizzati da modelli organizzativi difettosi e strutturalmente disonesti, esemplificati perfettamente dal principio democratico: il governo è un’azienda che deve essere guidata dai suoi clienti.”

(Nick Land, Meta-neocameralism)

Nel variegato universo dell’accelerazionismo, ben descritto nell’agile volume di Tiziano Cancelli, non mancano riferimenti al tema della città. Fin dai tempi della theory-fiction del CCRU, infatti, le descrizioni della metropoli dei romanzi di Dick o Gibson e di film come Metropolis, Terminator o Blade Runner erano parte integrante di un immaginario che proclamava il superamento della modernità passando attraverso: tecnologie futuribili, ibridi uomo-macchina, intersezioni fra spazio fisico e virtuale. Non è un caso che una delle principali case editrici nate da quel milieu si chiami Urbanomic. Continue reading

Ambiente digitale e globalizzazione: ricollocare lo spazio

di A. Cava

Visioni

Lo spazio osservato dal punto di vista di Google Earth ci appare come neutralizzato, ridotto alla sua superficie/estensione; allo stesso modo l’orientamento mediato da Google Maps ci induce movimenti semplici, che considerano lo spazio nella misura della distanza da un punto x a uno y. Mappamondi e mappe incredibilmente dettagliati e funzionali sono alcuni dei risultati diffusi dello sviluppo delle tecnologie di informazione geografica (in questo caso GPS). Nel quotidiano l’utilizzo di questi mezzi si traduce in una facilitazione di alcune azioni (come lo spostamento, la comunicazione, la visione): maggiore rapidità, fedeltà, orientamento e diminuzione dell’accidentale. Lo spazio visualizzato attraverso i satelliti ripropone un punto di vista esternalizzato e deresponsabilizzato, oggettivo e oggettivante. Mentre l’aumento del potere di visualizzazione è finalizzato a un maggiore controllo dell’accidentale, paradossalmente il soggetto contemporaneo è portato ad essere sempre più spaventato da ciò che è imprevedibile, a sentirsi più esposto alla catastrofe e all’incontrollabile, alla frammentarietà, nonostante i suoi sforzi – consci o inconsci – siano protratti a costruire zone di comfort e visibilità. Massumi (1992) parla dell’accident-form come della forma-soggetto del capitale, costantemente minacciato da forze che non riesce a dominare e quindi costantemente intento a elaborare dispositivi di controllo per risolvere il rapporto uomo-natura in una forma di dominio. Il soggetto sfruttato è anonimo e super esposto allo stesso tempo, mentre chi ha accesso alla visibilità e alla visione è in una posizione dominante. Continue reading

L’assenza di costrizioni naturali: l’umanità di fronte alla nuova grande contraddizione

di M. Parretti

Introduzione

Quando gli ominidi assunsero una posizione eretta stabile ed usarono gli arti superiori, ormai liberati dall’attività di deambulazione, per sostenere e proteggere i cuccioli, provocarono un paradosso nella selezione naturale, che favorì la sopravvivenza dei soggetti con uno sviluppo più lento, rispetto ai soggetto con sviluppo precoce.

Infatti, “paradossalmente”, cominciò a sopravvivere più facilmente il cucciolo dallo sviluppo più ritardato perché, restando più a lungo con i genitori, era comunque protetto ed apprendeva non solo dall’apparato istintuale e sensoriale, trasmesso geneticamente, ma anche dalla esplicita “trasmissione intergenerazionale dell’esperienza e dei comportamenti”.

La selezione naturale in un ambiente sociale determinò la sostituzione degli istinti con le pulsioni, la formazione dei meccanismi psichici del pensiero inconscio e della struttura cognitiva. Continue reading

SE LE MACCHINE DI MARX SIAMO NOI

Siamo alla fine del capitalismo o ad una sua ennesima trasformazione?

di V. Pellegrino

Questo numero di Rizoma è dedicato alle città in quanto luoghi privilegiati di sperimentazione e accoglimento delle trasformazioni, dei cambiamenti, delle rivoluzioni tecnologiche, sociali e politiche. Ancora una volta, come nei vari processi di inurbamento succedutisi nella storia dell’umanità, sono le città l’epicentro e l’incubatoio dei grandi cambiamenti che le nuove tecnologie rendono possibili, con la nascita di nuovi comportamenti, stili di vita, relazioni sociali. Continue reading

Il Techbro Prodigo

di M. Farrell 

traduzione di diorama

pubblicato in origine il 5 marzo 2020  su: https://conversationalist.org/2020/03/05/the-prodigal-techbro/

I dirigenti tecnici diventati “data justice warrior” sono celebrati come paladini della verità, ma qualcosa va un po’ troppo liscio in questa narrazione.

Qualche mese fa sono stata contattata da un direttore tecnico che stava per lasciare una società di marketing. Mi ha contattato perché ho lavorato a lungo sul lato no-profit della tecnologia, con un sacco di volontariato sui diritti umani e digitali. Lui voleva “restituire” [“give back”]. Potevo metterlo in contatto con gli attivisti dei diritti digitali? Certo. Abbiamo preso un caffè insieme e ho fatto alcune presentazioni. È stata un’interazione perfettamente piacevole con un uomo perfettamente piacevole. Forse farà del bene, condividendo la sua competenza con le persone che lavorano per salvare la democrazia e le nostre vite private dalla macchina del capitalismo di sorveglianza dei suoi vecchi datori di lavoro. Così intendevo aiutarlo: prima di tutto, è piacevole essere piacevoli; e secondariamente, i movimenti sono fatti di persone che partono da punti molto lontani ma convergono verso una destinazione. E non è questo un bene inestimabile quando un insider decide di fare la cosa giusta, pur tardiva? Continue reading

Il mio corona virus

img – Elisatron

di F. Fassio

Nella evoluzione si passa per migliaia di fasi improbabili. Tra determinismo e caso c’è un off the line. I finali sono sempre diversi… “ (Stephen Jay Gould, La vita meravigliosa)

Dal complotto al soluzionismo. Come esaminare senza pregiudizi le cause naturali o artificiali che producono i virus

Il complotto e le fake news:

Ho iniziato ad interessarmi al virus guardando alcuni video che suggerivano come un complotto avesse prodotto la pandemia. Avrei subito scartato un approccio con linguaggio grezzo e senza documentazione a supporto. Ma non era così. Non ho avuto l’ impressione di un provocatore che mi parlava in un video. Continue reading

Amplesso telefonico

img – Elisatron

di F. Cozzaglio

Ho letto una volta sul telefono che la gente passa in media un’ora al giorno a guardare il telefono, e mi sembra pure poco considerando che dove ti giri vedi gente attaccata al telefono ma ammettiamo che sia così. Solo un’ora al giorno, ok. Fatto un rapido calcolo sono all’incirca quindici giorni l’anno, ma tutti interi, cioè ventiquattrore filate capito? Bene metti che uno dorme sette ore a notte, che mentre dormi il telefono certo non lo puoi guardare, anche se c’è chi dorme molto di meno e rimane alzato fino a tardi per consultare il telefono, insomma voglio dire che sette ore sono circa un terzo di una giornata che non puoi guardare il telefono giusto? Ok seguitemi. Sono quindici giorni moltiplicato tre in un anno, eccolo lì fatevi il calcolo, pazzesco il tempo che si perde, quante cose si potrebbero fare, che ne so, laurearsi dico davvero, imparare un mestiere, o uno strumento, la tromba per esempio o vattelapesca, che potresti diventare pure bravo se non stessi sempre lì a guardare il telefono no? E niente quindi ho deciso di darci un taglio, userò il telefono solo per telefonare ecco. Continue reading

Nuove articolazioni del lavoro, l’esempio di Airbnb.

Circa 30.000 alloggi offerti negli annunci solo a Roma.

http://insideairbnb.com/rome/?neighbourhood=&filterEntireHomes=false&filterHighlyAvailable=false&filterRecentReviews=false&filterMultiListings=false

di M. Minetti

Nel 2009 nasce Airbnb, come sito di annunci di affitti immobiliari a breve termine per privati. Continue reading

Ridurre gli orari, distribuire il lavoro, innovare le imprese

di M. Craviolatti

pubblicato in origine il 2-04-2020 su Sbilanciamoci.info

Spesso grandi conquiste dei lavoratori avvengono dopo uno shock di sistema, come le otto ore che furono conquistate dopo la prima guerra mondiale e l’epidemia di spagnola. E’ il momento di tornare a chiedere una riduzione di orario di lavoro. Anche per modificare il cosa e il come si produce, innovando.

Ci sarà un prima e un dopo, adesso siamo nell’attimo di cesura, di svolta. La valanga del virus si ingrandisce via via sulla fragile montagna di squilibri internazionali. L’esito tuttavia non è predeterminato, i nuovi assetti futuri si stanno giocando in poche settimane, giorni addirittura, questi.

E’ una fase piena di pericoli, ma allo stesso tempo di possibilità, di opzioni ancora aperte. Le emergenze, reali o presunte, possono legittimare e accelerare misure economiche anti-popolari (la shock economy), limitare le libertà individuali, perfino ridurre le garanzie democratiche. Continue reading

La vendetta del welfare

di A. Fumagalli

Pubblicato in origine il 16/03/2020 su Effimera

Le ultime disposizioni del governo in materia di Coronavirus hanno ulteriormente ristretto diverse attività economiche e, soprattutto, sociali. È la cooperazione sociale che viene infatti intaccata, per favorire ulteriormente forme monadiche di auto- sfruttamento e di individualismo. Certamente la situazione presenta elementi di emergenzialità. Questa banale considerazione non ci deve chiudere gli occhi sulle possibili strumentalizzazioni al fine di incrementare i già esistenti processi di controllo e governance della popolazione. C’è modo e modo, infatti. Un conto è comunicare alcune regole di buon senso per evitare la diffusione del contagio (evitare assembramenti, lavarsi le mani, stare a un metro di distanza, insomma cautelarsi, avere cura di se stessi e degli altri), altro conto è mettere in atto imposizioni che creano allarmismo e panico. Quale più ghiotta occasione per insinuare e sperimentare le più sofisticare forme di controllo sociale su vasta scala? La novità sta nel fatto che sinora tali forme sono state fatte su scala minore.

L’emergenza del Coronavirus pone, tuttavia, una serie di importanti questioni di altra natura, di carattere sociale ed economico e, paradossalmente, può rappresentare un’opportunità. Continue reading

Cerchiamo collaboratori per la rivista Rizomatica: offerta di azione comunitaria post-lavoro!

201. Richiesta di contributi al blog/rivista

Chiediamo un articolo inedito da pubblicare in modo non esclusivo con licenza CC 3.0 IT by-nc-sa  sul blog rizomatica.noblogs.org
Il tema sarà: TELEPOLIS, la città digitale tra locale e globale, potendo declinarsi in molteplici discipline. Dall’informatica alla filosofia, dalla psicologia alle scienze sociali, dall’arte alla storia fino alla letteratura, tutto è accettabile.
La scadenza per la consegna degli elaborati (in formato ODT, word, rtf, non in PDF) è il 15 Aprile 2020, alla email rizoma @ tuta .io

L’articolo, con un breve abstract e un elenco di almeno 5 parole chiave, deve avere una lunghezza compresa tra le 2 e le 10 cartelle (cartella di 2000 battute).
Le note bibliografiche inserite nel testo con sistema autore-data e riferimento della pagina es. (Lyotard 1979, p.35).  In coda all’articolo, con riferimenti numerici della stessa dimensione di carattere del testo racchiusi da parentesi es. (3) eventuali note testuali e la bibliografia.
Se gli articoli saranno di buona qualità si potrà anche procedere ad una pubblicazione antologica presso qualche editore, cartacea o in Ebook con ISBN (validi come titoli per i concorsi universitari).

(3) L’esempio di nota in coda all’articolo. Qui non è stata messa alla fine dell’articolo ma sotto il paragrafo a scopo esemplificativo.

2. Cos’è “Rizomatica”: un blog/rivista, un nodo social.

Rizomatica.noblogs.org è uno spazio online in cui vorremmo approfondire alcuni temi che consideriamo centrali nei rapporti fra tecnologie informatiche e società. Per sfuggire al rapido oblio a cui sono spesso destinati i post lasciati in rete e, contemporaneamente, costruire un sapere all’altezza dei tempi, abbiamo scelto di strutturare il blog come una sorta di rivista: a intervalli regolari verranno pubblicati i materiali legati a uno specifico tema. Quali sono le implicazioni sociali di una rete sempre più recintata e in cui ogni azione è sorvegliata e tracciata? Quali sono le forme politiche adeguate alle soggettività che, negli ultimi anni, hanno saputo abbattere governi ma non sono riuscite a rovesciare i rapporti di potere? Come organizzare dei progetti a medio termine se le nostre vite sono sempre più precarie, povere di tempo e attenzione, assorbite dalle molteplici relazioni che si intrecciano sul nostro telefono? Si tratta ovviamente solo di esempi, di elementi di un’agenda che andrà costruita collettivamente nel percorso.

Parallelamente, Rizomatica.org vuole anche essere un luogo di organizzazione in cui soggettività interessate a collaborare possano costruire progetti comuni, mettere a valore politico i propri saperi, allargare la cassetta degli attrezzi politici con la costruzione e la condivisione di nuovi strumenti. Continue reading

Dispensa – Riassunto: Jean-François Lyotard – La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere. – 1979

img m. minetti

di M. Minetti

Pubblicato in origine il 29-1-2019 su https://write.as/stts/dispensa-riassunto-jean-francois-lyotard-la-condizione-postmoderna

Introduzione

La condizione del sapere nelle società più sviluppate: ” possiamo considerare postmoderna l’incredulità nei confronti delle metanarrazioni.”
La nostra vita è così votata all’accrescimento della potenza, che la sua legittimazione in materia di giustizia sociale e di verità scientifica consisterebbe nella ottimizzazione delle prestazioni del sistema, nell’efficacia.
Questa logica della miglior prestazione è indubbiamente inconsistente da molti punti di vista, in particolare da quella della contraddizione in campo socio economico, in due punti: essa esige ad un tempo meno lavoro (per abbassare i costi di produzione ) e più lavoro (per alleggerire il peso sociale della popolazione inattiva).

1) Il sapere nella società informatizzate

Il sapere può circolare nei nuovi canali, e diventare operativo, solo se si tratta di conoscenza traducibile in quantità di informazione.
Da ciò è possibile aspettarsi una radicale esteriorizzazione del sapere rispetto al sapiente.
Questo rapporto fra la conoscenza ed i suoi fornitori e/o utenti, tende e tenderà a rivestire la forma di quello che intercorre fra la merce ed i suoi produttori e consumatori, vale a dire la forma valore. Continue reading

Introduzione alla edizione di Salario, prezzo e profitto di Karl Marx

di Adelino Zanini

Pubblicato in origine il 16-10-2019 su https://operavivamagazine.org/ricchezza-della-forza-lavoro/

Anticipiamo qui l’introduzione di Adelino Zanini alla nuova edizione di Salario, prezzo e profitto di Karl Marx, in uscita in questi giorni per ombre corte. Ringraziamo l’editore e l’autore per la disponibilità.

Ci sono molte ragioni per riproporre alla lettura un testo breve e molto noto quale Salario, prezzo e profitto. E ci sono, anche, molte possibili letture del testo medesimo. Ricordiamo, anzitutto, come si tratti di un lavoro da Marx scritto nel 1865, per una situazione particolare e uno scopo specifico: rispondere, durante le assise del Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori, alle tesi propugnate dall’owenista John Weston, secondo il quale qualsiasi aumento dei salari monetari ottenuto dagli operai sarebbe stato annullato da un equivalente aumento dei prezzi. La risposta di Marx fu molto ampia e articolata, al punto da valutarne, in una lettera a Engels del 24 giugno 1865, la possibile pubblicazione, poi scartata per non anticipare inadeguatamente l’uscita del Libro I de Il capitale, che avvenne due anni dopo. Continue reading

Intervista. Félix Guattari: “Che cos’è l’ecosofia?”

di E. Videcoq e J.Y. Sparel

Pubblicato in origine il 9-02-2020 su http://www.euronomade.info/?p=12982

Il campo dell’ecologia ha occupato una parte importante della riflessione di Félix Guattari nei suoi ultimi anni. Con l’apertura mentale e politica che lo contraddistingue, Félix ha coniato i concetti di “ecosofia” e “oggetto ecosofico”, che, come nello stile suo e di Gilles Deleuze, avevano ila funzione di congiungere aree eterogenee, piuttosto che di delimitare e confinare il concetto. Non sorprende, quindi, che Guattari parli di tre ecologie, concatenando il tema ecologico “classico”, oggetto di riscoperta e interesse politico sul finire degli anni Ottanta con i vari e differenti movimenti “verdi”, con l’ecologi apolitica, che mette in questione i fondamenti strutturali delle società nelle quali si manifesta la crisi ambientale; a queste due ecologie se ne aggiunge una terza, l’ecologia mentale, che ha a che fare con la situazione di finitezza esistenziale dei soggetti sovradeterminati dai flussi di disoccupazione, marginalità oppressiva, solitudine, inoperosità, angoscia, nevrosi conseguenti al continuo sviluppo del lavoro meccanizzato e alla rivoluzione informatica. Questa riflessione ecosofica a cavallo degli anni Ottanta e Novanta (è del 1989 Les trois écologies, del 1992 Chaosmose) concerne la messa in discussione del modo «in cui si vive su questo pianeta, nel contesto dell’accelerazione dei mutamenti tecnico-scientifici e del considerevole incremento demografico» Continue reading

Rizomatica 0202-2020

Infosfera, 02/02/2020

Per questa prima uscita sul blog rizomatica abbiamo scelto di riflettere sul concetto di rizoma e sulle implicazioni, in senso molto ampio, che apre questo dispositivo.
I contributi si vanno a configurare come linee di sviluppo piuttosto autonome sui temi della trasformazione sociale e delle relazioni politiche presenti e future.

 

Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF.

 

https://rizomatica.org/rizomatica02022020.pdf

Indice:

 
La copertina è di diorama
https://mastodon.bida.im/@diorama
La copertina #0 si basa su una foto di serigrafia all’OFFDEM 2019:
https://ps.zoethical.org/c/cooperation/offdem/
Programmi usati: Photomosh, GIMP, Inkscape su sistema GNU/Linux.

Gli stessi articoli saranno pubblicati sul blog in date consecutive e rilanciati sul fediverso dall’apposito robottino @rizomatica@mastodon.bida.im
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Il neuropotere macchinico. Stiegler contro la data-economy

Anticipazione di un’intervista realizzata da S. Simoncini

Bernard Stiegler è probabilmente il filosofo contemporaneo che ha spinto più a fondo la riflessione sul rapporto sempre più complesso e controverso tra tecnologie, individuo e organizzazione sociale, a partire da un ripensamento radicale della tradizione filosofica occidentale da Platone a Deleuze, passando per Kant e Marx. La sua idea è che non esista una essenza dell’umano che trascenda il rapporto con la tecnica, in quanto questa fin dall’alba dell’umanità costituisce un fattore originario di individuazione psichica e collettiva. Per questo motivo le recenti accelerazioni tecnologiche sono da interpretare come fattori di mutamenti strutturali dal punto di vista psico-cognitivo, sociale e politico, di cui Stiegler sta tentando di ricostruire una fenomenologia. La sua visione sulle forme attuali del rapporto uomo-macchina è profondamente negativa, incentrata sulla visione di un accentramento senza precedenti di “neuropotere” macchinico, ma non è deterministica. Sta all’uomo, e soprattutto al politico, riprogrammare le valenze possibili, cognitive e sociali, di questo rapporto. La domanda che resta in sospeso è: quale soggetto politico, e con quale processualità?

Abbiamo conversato a lungo con Stiegler su questi temi decisivi e stiamo predisponendo il testo dell’intervista per pubblicarlo nel prossimo numero di “Rizomatica”. Pubblichiamo ora una piccola anticipazione sul senso del “neuropotere”.

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Dio non ama giocare a Doom. Il rizoma e la terza tesi su Feuerbach

img Elisatron

di Rattus Norvegicus e G. Nicolosi

Armonie buie / rabbie oscure / toni negri

Tommaso Di Francesco

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Non c’è cosa peggiore, per iniziare un breve saggio, che l’excusatio non petita. Tuttavia qualche autolimitazione mi sembra indispensabile. Non sono un frequentatore abituale dei testi filosofici di Gilles Deleuze e, in generale, dei grandi intellettuali francesi del secondo dopoguerra. Sebbene consideri Deleuze un autore di notevole interesse, per il momento lo trovo eccessivamente impegnativo. Analogamente, come psicologo che, sia pure in modo piuttosto occasionale, ha avuto a che fare con la clinica, sono rimasto colpito dalla statura intellettuale di Felix Guattari, dalla sua concezione dell’inconscio e dalla serie di problemi teorici che L’anti-Edipo1 (scritto con Deleuze) ha posto alla psicoanalisi. Tuttavia, anche in questo caso, non ho competenze sufficienti per esprimere pareri fondati sulla critica che Guattari ha rivolto a Lacan o sulla sua concezione dell’inconscio. Come militante di quella che, per farla breve, chiamerò con espressione dubbia “sinistra radicale”, posso però senz’altro dire che sono sempre stato incuriosito dall’aura che da oltre quarant’anni avvolge l’espressione rizoma nell’ambito dei movimenti libertari e socialisti. Sebbene nel 1977 avessi solo tredici anni, mi pare di ricordare l’esistenza di un “Collettivo Rizoma” a Roma. Cosa che trova conferma in un’opera recente del cantautore, romanziere e sceneggiatore Gianfranco Manfredi, interamente dedicata al movimento del 19772. Manfredi situa il “Collettivo Rizoma” proprio a Roma insieme a una serie di altre organizzazioni dai nomi piuttosto bislacchi (“Festa contro i sacrifici”, “Strippo teorico”, “Margine ambiguo” etc.). Di quello che dovrebbe essere un altro “Collettivo Rizoma”, questa volta di origini bolognesi, si parla invece in un delizioso librettino del fumettista Pablo Echaurren, sempre dedicato al ’77, che mi ha gentilmente segnalato Rossana De Simone3. Qui la cosa è anche divertente, perché il “Collettivo Rizoma” in questione distribuiva un volantino con scritto «Libertà per i compagni arrestati per aver diffuso questo volantino». Si trattava evidentemente di una balla, spiega Echaurren, perché se fossero stati veramente arrestati, i compagni in questione non avrebbero potuto distribuire il volantino. Chi abbia letto Logica del senso4 di Deleuze, con le sue considerazioni sul paradosso, capirà al volo che quel “Collettivo Rizoma” il nome non se l’ era scelto a caso. Continue reading

Verticalizzazioni dal rizoma.  

ph: m.minetti

di M. Minetti.

Differenze rizoma – albero

“ Un rizoma non incomincia e non finisce, è sempre nel mezzo, tra le cose, inter-essere, intermezzo. L’albero è la filiazione, ma il rizoma è alleanza, unicamente alleanza. L’albero impone il verbo «essere», ma il rizoma ha per tessuto la congiunzione «e…e…e…». In questa congiunzione c’è abbastanza forza per scuotere e sradicare il verbo essere.” (Deleuze – Guattari 2003, p.60)

Termini come: dal basso, partecipazione, orizzontalità, condivisione, autogestione, informale, autorganizzazione, grassroots, collettiva, rete.. sono entrati a far parte persino del linguaggio delle aziende, figuramoci quanto siano radicati nella liturgia dell’organizzazione politica della sinistra sociale e radicale degli ultimi 40 anni. Quando nel 1999 è nata Indymedia, si pensava che la rete degli attivisti avrebbe potuto sovvertire la narrazione del potere, attraverso l’organizzazione delle attività dei singoli mediattivisti, per cambiare le forme di governance sovranazionali, basate sul debito, ad esempio, o sui trattati di libero scambio. Il motto era: «Don’t hate the media, become the media». Non che ciò non sia accaduto, in certe temporanee condizioni, ma la nascita di un diffuso giornalismo, più che altro su base volontaria e militante, non ha messo in secondo piano i media tradizionali (giornali, radio e televisione) e non ha impedito ai privati di colonizzare i nuovi media basati su internet, inaugurando l’era della post-verità. Anzi quell’epoca è iniziata proprio così. Continue reading