Rizomatica 2202-2022

Infosfera, 22/02/2022

Per questa quinta uscita sul blog rizomatica, a distanza di un anno dall’ultima, abbiamo scelto di riflettere sui temi del lavoro e della crisi del capitalismo, intervenuta per la diffusione dell’automazione, dell’informatica e delle applicazioni di Intelligenza Artificiale, oltre che, probabilmente, per la dimensione globale ormai assunta dal mercato.

Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF e EPUB.

https://rizomatica.org/rizomatica22022022.pdf

 

https://rizomatica.org/rizomatica22022022.epub

 

Indice:

Le tre anime del lavoro  di M. Minetti

La Transizione digitale come biforcazione storica  di S. Bellucci

15 risposte sul lavoro   di M. Parretti e T. Cumbo

Piattaforme di lavoro e algoritmi di sfruttamento   di T. Numerico

Big-data, reti semantiche e IA in una prospettiva politica   intervista a G. Vetere

Affinità e divergenze fra i gig-workers e noi   di F. Sganga

Ripartire dalle basi: la riduzione dell’orario di lavoro    recensione di F. Barbetta

Cronache della mutazione   di P. Carvalho

 

Copertina di M.Kep e diorama

https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/it/

 

 

Gli stessi articoli saranno pubblicati sul blog in date consecutive e rilanciati sul fediverso dall’apposito robottino @rizomatica@mastodon.bida.im

contatto:  rizoma (at) tuta (dot) io

Piattaforme di lavoro e algoritmi di sfruttamento

Intervento a Lavoro su piattaforma e lotte dei rider tenutosi Ven. 18 febbraio 2022 aula 15 Roma Tre

di T. Numerico

  1. Davvero non sappiamo cosa contengono gli algoritmi?

Spesso si dice che non sappiamo cosa ci sia dentro gli algoritmi. Questo talvolta è vero, ma nel caso delle piattaforme per dirigere il lavoro dei rider conosciamo quali sono gli obiettivi che ne determinano l’orientamento. Si tratta di: strumenti per migliorare le prestazioni dei rider attraverso processi di gamificazione e competizione; tattiche per rendere più efficiente il processo di sfruttamento dei lavoratori; tecniche per scaricare i rischi sui lavoratori, mantenendo il più possibile intatto il plusvalore garantito alla piattaforma. Continue reading

Affinità e divergenze fra i gig-workers e noi

Intervento all’incontro organizzato da Transform!Lavoro su piattaforma e lotte dei rider

di F. Sganga

Buongiorno a tutti e tutte. Io sono qui a nome di Tech Workers Coalition Italia e prima di tutto ringrazio Marco Marrone e Transform! per averci invitato a questo evento.

Cos’è TWC

TWC è un’organizzazione transnazionale di lavoratori e lavoratrici del settore tecnologico e nasce con l’obiettivo di unire figure diverse, accomunate dal fatto di lavorare per quella che a grandi linee definiamo industria tecnologica. Figure diverse significa che l’ambizione è di coinvolgere programmatori e rider, sistemisti e grafici, arrivando anche a chi si occupa dei servizi di pulizia o di ristorazione nelle aziende tech; questo negli Stati Uniti è già avvenuto, per esempio una delle prime battaglie di Tech Workers Coalition ha fatto leva sul potere contrattuale dei lavoratori più qualificati di Google per ottenere condizioni di lavoro migliori per gli operatori esternalizzati della mensa. Continue reading

Stretti tra Popper e Voltaire: il vicolo cieco del liberalismo

di V. Siracusano Raffa

I sostenitori del ban a Trump saranno in qualche modo consapevoli del paradosso della tolleranza: teorizzata da Karl Popper, tale situazione apparentemente senza via d’uscita è data dal fatto che una società tollerante è destinata ad essere travolta dagli intolleranti al suo interno, per cui è necessario che si dimostri intollerante nei loro riguardi. Una posizione un po’ più complessa è forse quella del filosofo Rawls, per il quale la società giusta deve tollerare gli intolleranti e limitarli solo nella misura in cui i tolleranti temono per la sicurezza loro e del sistema nel suo complesso. Continue reading

Lo spazio necessario (appunti su social media e dis‑individuazione)

di M. Alfano

Ho fisso in mente il momento in cui si diffuse Facebook tra le mie conoscenze. Meglio ancora, ricordo quando nel 2008 si diffuse nella mia città proprio come si diffonde una pandemia, un virus incontrollabile. Mi viene in mente la scena del film sui dieci comandamenti (1), quando la terribile piaga biblica colpisce le case degli egiziani bussando silenziosamente e infettando a morte i primogeniti. Ero a casa di un mio amico, mi affacciai al balcone e immaginai in quante abitazioni e in quanti dispositivi fosse entrata la piaga di Zuckerberg. Dopo un poco di tempo e un po’ di tira e molla, ne sono uscito: sono tra i pochi che non hanno Facebook, che nei successivi tredici anni avrebbe raggiunto l’inimmaginabile cifra di due miliardi e mezzo di utenti. Continue reading