Algoritma. Analisi incompleta sul data feminism nelle città intelligenti

img – Elisatron

di V. Bazzarin

 

Ogni sapere è particolare, ogni verità è parziale […] Nessuna verità può rendere non vera un’altra verità. Ogni conoscenza è parte della conoscenza totale. […] Una volta che hai visto lo schema più ampio, non puoi tornare a vedere la parte come il tutto.“ — Ursula K. Le Guin, La mano sinistra delle tenebre, p. 159

Forse, come dice Ursula K. Le Guin, ogni sapere è particolare e ogni verità è parziale, ma sul tema del diritto digitale alla città c’è un sapere che appartiene al genere e ci sono tracce digitali lasciate dalle persone che gli algoritmi non considerano rilevanti e che quindi discriminano la metà dei cittadini dalla sfera dei servizi e spesso anche da quella dei diritti. Parliamo di gender data, dei dati con una componente di genere e del movimento che in vari paesi sta tentando di introdurre il tema in ambito accademico, nello sviluppo delle tecnologie e delle infrastrutture che operano in sistema o in rete nelle cosiddette città intelligenti.

Non ci calcolano proprio! Potrebbe dire almeno la metà del genere umano. Tranne quando siamo target commerciale. Allora in quel caso ci calcolano e ci profilano per bene. (1) Continue reading

Self-branding. La retorica del successo contemporaneo

G. D’Alia

Ogni politica di emancipazione deve puntare a distruggere l’apparenza dell’ordine naturale, deve rivelare che quello che ci viene presentato come necessario e inevitabile altro non è che una contingenza.
[…]
L’unica maniera per mettere in discussione il realismo capitalista è mostrare in qualche modo quanto sia inconsistente e indifendibile: insomma, ribadire che di ‘realista’ il capitalismo non ha nulla.       Mark Fisher, Realismo Capitalista

Abstract

A partire dall’analisi retorica delle strategie di self-branding digitale, il modello di successo contemporaneo verrà qui messo in relazione con le strutture socio-economiche del tardo capitalismo. Una volta storicizzata, la pratica del self-branding non apparirà più una semplice deriva narcisistica causata dalla cultura dei social network, ma si renderà evidente come essa sia piuttosto una conseguenza, sul piano culturale, dell’economia del lavoro precario. L’intento è quello di portare alla luce i messaggi impliciti nel flusso di comunicazione nel quale siamo immersi e del quale siamo parte, leggendoli alla luce della sociologia del lavoro. L’obiettivo generale è di comprendere la natura, a prescindere dal modo in cui rispondiamo personalmente, dell’invito che il contesto mediatico ansiosamente ci rinnova: sfoggiare contenuti personali, aggiornare con dedizione le numerose bacheche e sorvegliare la nostra footprint digitale, affinché rispecchi alla perfezione l’immagine ideale di noi stessi o, piuttosto, l’ologramma del lavoratore neoliberista perfetto, cioè iper-qualificato, efficiente, flessibile e, soprattutto, sempre motivato. Continue reading

Apocalipse now.

di M. Civino

Il passato recente

Gli uomini non sempre muoiono in silenzio”,scrisse Keynes in Le conseguenze economiche della pace. Nella loro angoscia possono seppellire un’intera civiltà.

Era la fine della Grande Guerra e per Keynes quel passaggio segnava la fine di un’epoca e di un ordine sociale oramai in declino. La guerra aveva “scosso al tal punto il sistema da mettere in pericolo la vita dell’Europa” (Keynes 1920, p. 701), scriveva Keynes nel suo famoso saggio.

Nel Trattato di Versailles, le potenze vittoriose e le loro classi dominanti si apprestavano a delineare per il mondo un ordine che continuava a poggiare su fondamenta superate, instabili ed anacronistiche.

Per Keynes, infatti, quel modello economico e finanziario non poteva durare a lungo perché era basato su uno sviluppo fatto di debiti e di risarcimenti tra nazioni che sarebbe stato una fonte costante di instabilità internazionale. Keynes aveva visto giusto. Le conseguenze di quel trattato portarono l’economia mondiale nella Grande Depressione degli anni ’30 e contribuì direttamente all’ascesa dei fascismi nel mondo.

Oggi, per fortuna, non dobbiamo fare i conti con le tragiche devastazioni di una guerra di quella portata storica e tragica. Ma le conseguenze del letargo sociale nel quale stiamo progressivamente sprofondando a causa di questo invisibile nemico, la pandemia da coronavirus, richiedono senza dubbio un impegno immediato che sia fuori dell’ordinario. Continue reading

I signori delle post-metropoli

Come la governance si fa militare e non può più dirsi capitalista.         di M. Minetti

Le metropoli e l’Urbe.

Per immaginare le città del futuro forse Roma potrebbe non sembrare un punto di osservazione privilegiato. La stratificazione sociale sedimentata durante lo stato pontificio, la condizione di capitale del regno sabaudo, le aspirazioni imperiali del fascismo e il massiccio inurbamento dell’ultimo dopoguerra, ci consegna una città in cui la separazione fra patrizi e plebei è ancora ben definita, poco scalfita dalla individuazione capitalista.

Roma è stata la prima metropoli della storia. Multietnica e centro di servizi, piuttosto che della produzione, già due millenni orsono. Forse per questa ragione la crisi del modello di produzione fordista l’ha toccata senza stravolgerla. Se andiamo ad elencare le caratteristiche che con ogni probabilità avranno le post-metropoli del futuro, è possibile che la nostra Città Eterna non si discosti poi molto dalle linee di sviluppo che caratterizzano altre città meno periferiche dell’Impero contemporaneo. Non uso a caso questa metafora dell’Impero (Hardt – Negri 2001, Kahnna 2009), in quanto mi risulta la più attinente, anche se ovviamente insufficiente per descrivere il governo sovranazionale dell’universalismo culturale, militare, tecnologico, linguistico, economico, frutto della globalizzazione. Continue reading

Accelerare in retromarcia: la città-azienda dei neoreazionari

di F. Sganga

Piccolo disclaimer: tutte le traduzioni dagli originali sono state fatte da me in modo decisamente artigianale. Leggo l’inglese ma non sono un traduttore e per alcuni termini mi sono servito dei vari dizionari online. Per un’idea il più possibile precisa del contenuto dei testi invito il lettore a seguire i link.

Nel mio stato neocameralista ideale non vi è libertà politica perché non vi è politica. Forse il governo avrà una scatola dei commenti in cui si potrà lasciare la propria opinione. Forse farà dei sondaggi di opinione e perfino delle votazioni. Ma non ci sarà organizzazione e nessuna ragione per organizzarsi perché nessuna coalizione dei residenti potrà influenzare la politica governativa tramite coercizione”

(Mencious Moldburg, Against political freedom)

Il meta-neocameralismo non decide che il governo dovrebbe diventare un’azienda. Riconosce che il governo è diventato un’azienda. Comunque, diversamente dalle aziende private che dissipano l’entropia tramite bancarotte e ristrutturazioni, i governi sono regolarmente le aziende peggio gestite nelle rispettive società, funzionalmente paralizzati da modelli organizzativi difettosi e strutturalmente disonesti, esemplificati perfettamente dal principio democratico: il governo è un’azienda che deve essere guidata dai suoi clienti.”

(Nick Land, Meta-neocameralism)

Nel variegato universo dell’accelerazionismo, ben descritto nell’agile volume di Tiziano Cancelli, non mancano riferimenti al tema della città. Fin dai tempi della theory-fiction del CCRU, infatti, le descrizioni della metropoli dei romanzi di Dick o Gibson e di film come Metropolis, Terminator o Blade Runner erano parte integrante di un immaginario che proclamava il superamento della modernità passando attraverso: tecnologie futuribili, ibridi uomo-macchina, intersezioni fra spazio fisico e virtuale. Non è un caso che una delle principali case editrici nate da quel milieu si chiami Urbanomic. Continue reading

Ambiente digitale e globalizzazione: ricollocare lo spazio

di A. Cava

Visioni

Lo spazio osservato dal punto di vista di Google Earth ci appare come neutralizzato, ridotto alla sua superficie/estensione; allo stesso modo l’orientamento mediato da Google Maps ci induce movimenti semplici, che considerano lo spazio nella misura della distanza da un punto x a uno y. Mappamondi e mappe incredibilmente dettagliati e funzionali sono alcuni dei risultati diffusi dello sviluppo delle tecnologie di informazione geografica (in questo caso GPS). Nel quotidiano l’utilizzo di questi mezzi si traduce in una facilitazione di alcune azioni (come lo spostamento, la comunicazione, la visione): maggiore rapidità, fedeltà, orientamento e diminuzione dell’accidentale. Lo spazio visualizzato attraverso i satelliti ripropone un punto di vista esternalizzato e deresponsabilizzato, oggettivo e oggettivante. Mentre l’aumento del potere di visualizzazione è finalizzato a un maggiore controllo dell’accidentale, paradossalmente il soggetto contemporaneo è portato ad essere sempre più spaventato da ciò che è imprevedibile, a sentirsi più esposto alla catastrofe e all’incontrollabile, alla frammentarietà, nonostante i suoi sforzi – consci o inconsci – siano protratti a costruire zone di comfort e visibilità. Massumi (1992) parla dell’accident-form come della forma-soggetto del capitale, costantemente minacciato da forze che non riesce a dominare e quindi costantemente intento a elaborare dispositivi di controllo per risolvere il rapporto uomo-natura in una forma di dominio. Il soggetto sfruttato è anonimo e super esposto allo stesso tempo, mentre chi ha accesso alla visibilità e alla visione è in una posizione dominante. Continue reading

L’assenza di costrizioni naturali: l’umanità di fronte alla nuova grande contraddizione

di M. Parretti

Introduzione

Quando gli ominidi assunsero una posizione eretta stabile ed usarono gli arti superiori, ormai liberati dall’attività di deambulazione, per sostenere e proteggere i cuccioli, provocarono un paradosso nella selezione naturale, che favorì la sopravvivenza dei soggetti con uno sviluppo più lento, rispetto ai soggetto con sviluppo precoce.

Infatti, “paradossalmente”, cominciò a sopravvivere più facilmente il cucciolo dallo sviluppo più ritardato perché, restando più a lungo con i genitori, era comunque protetto ed apprendeva non solo dall’apparato istintuale e sensoriale, trasmesso geneticamente, ma anche dalla esplicita “trasmissione intergenerazionale dell’esperienza e dei comportamenti”.

La selezione naturale in un ambiente sociale determinò la sostituzione degli istinti con le pulsioni, la formazione dei meccanismi psichici del pensiero inconscio e della struttura cognitiva. Continue reading

Se le macchine di Marx siamo noi

Siamo alla fine del capitalismo o ad una sua ennesima trasformazione?

di V. Pellegrino

Questo numero di Rizoma è dedicato alle città in quanto luoghi privilegiati di sperimentazione e accoglimento delle trasformazioni, dei cambiamenti, delle rivoluzioni tecnologiche, sociali e politiche. Ancora una volta, come nei vari processi di inurbamento succedutisi nella storia dell’umanità, sono le città l’epicentro e l’incubatoio dei grandi cambiamenti che le nuove tecnologie rendono possibili, con la nascita di nuovi comportamenti, stili di vita, relazioni sociali. Continue reading

Il Techbro Prodigo

di M. Farrell 

traduzione di diorama

pubblicato in origine il 5 marzo 2020  su: https://conversationalist.org/2020/03/05/the-prodigal-techbro/

I dirigenti tecnici diventati “data justice warrior” sono celebrati come paladini della verità, ma qualcosa va un po’ troppo liscio in questa narrazione.

Qualche mese fa sono stata contattata da un direttore tecnico che stava per lasciare una società di marketing. Mi ha contattato perché ho lavorato a lungo sul lato no-profit della tecnologia, con un sacco di volontariato sui diritti umani e digitali. Lui voleva “restituire” [“give back”]. Potevo metterlo in contatto con gli attivisti dei diritti digitali? Certo. Abbiamo preso un caffè insieme e ho fatto alcune presentazioni. È stata un’interazione perfettamente piacevole con un uomo perfettamente piacevole. Forse farà del bene, condividendo la sua competenza con le persone che lavorano per salvare la democrazia e le nostre vite private dalla macchina del capitalismo di sorveglianza dei suoi vecchi datori di lavoro. Così intendevo aiutarlo: prima di tutto, è piacevole essere piacevoli; e secondariamente, i movimenti sono fatti di persone che partono da punti molto lontani ma convergono verso una destinazione. E non è questo un bene inestimabile quando un insider decide di fare la cosa giusta, pur tardiva? Continue reading

Rizomatica 0202-2020

Infosfera, 02/02/2020

Per questa prima uscita sul blog rizomatica abbiamo scelto di riflettere sul concetto di rizoma e sulle implicazioni, in senso molto ampio, che apre questo dispositivo.
I contributi si vanno a configurare come linee di sviluppo piuttosto autonome sui temi della trasformazione sociale e delle relazioni politiche presenti e future.

 

Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF.

 

https://rizomatica.org/rizomatica02022020.pdf

Indice:

 
La copertina è di diorama
https://mastodon.bida.im/@diorama
La copertina #0 si basa su una foto di serigrafia all’OFFDEM 2019:
https://ps.zoethical.org/c/cooperation/offdem/
Programmi usati: Photomosh, GIMP, Inkscape su sistema GNU/Linux.

Gli stessi articoli saranno pubblicati sul blog in date consecutive e rilanciati sul fediverso dall’apposito robottino @rizomatica@mastodon.bida.im
e
rizoma@friendica.feneas.org
 
contatto:
rizoma (at) tuta (dot) io

Il neuropotere macchinico. Stiegler contro la data-economy

Anticipazione di un’intervista realizzata da S. Simoncini

Bernard Stiegler è probabilmente il filosofo contemporaneo che ha spinto più a fondo la riflessione sul rapporto sempre più complesso e controverso tra tecnologie, individuo e organizzazione sociale, a partire da un ripensamento radicale della tradizione filosofica occidentale da Platone a Deleuze, passando per Kant e Marx. La sua idea è che non esista una essenza dell’umano che trascenda il rapporto con la tecnica, in quanto questa fin dall’alba dell’umanità costituisce un fattore originario di individuazione psichica e collettiva. Per questo motivo le recenti accelerazioni tecnologiche sono da interpretare come fattori di mutamenti strutturali dal punto di vista psico-cognitivo, sociale e politico, di cui Stiegler sta tentando di ricostruire una fenomenologia. La sua visione sulle forme attuali del rapporto uomo-macchina è profondamente negativa, incentrata sulla visione di un accentramento senza precedenti di “neuropotere” macchinico, ma non è deterministica. Sta all’uomo, e soprattutto al politico, riprogrammare le valenze possibili, cognitive e sociali, di questo rapporto. La domanda che resta in sospeso è: quale soggetto politico, e con quale processualità?

Abbiamo conversato a lungo con Stiegler su questi temi decisivi e stiamo predisponendo il testo dell’intervista per pubblicarlo nel prossimo numero di “Rizomatica”. Pubblichiamo ora una piccola anticipazione sul senso del “neuropotere”.

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Dio non ama giocare a Doom. Il rizoma e la terza tesi su Feuerbach

img Elisatron

di Rattus Norvegicus e G. Nicolosi

Armonie buie / rabbie oscure / toni negri

Tommaso Di Francesco

*.*

Non c’è cosa peggiore, per iniziare un breve saggio, che l’excusatio non petita. Tuttavia qualche autolimitazione mi sembra indispensabile. Non sono un frequentatore abituale dei testi filosofici di Gilles Deleuze e, in generale, dei grandi intellettuali francesi del secondo dopoguerra. Sebbene consideri Deleuze un autore di notevole interesse, per il momento lo trovo eccessivamente impegnativo. Analogamente, come psicologo che, sia pure in modo piuttosto occasionale, ha avuto a che fare con la clinica, sono rimasto colpito dalla statura intellettuale di Felix Guattari, dalla sua concezione dell’inconscio e dalla serie di problemi teorici che L’anti-Edipo1 (scritto con Deleuze) ha posto alla psicoanalisi. Tuttavia, anche in questo caso, non ho competenze sufficienti per esprimere pareri fondati sulla critica che Guattari ha rivolto a Lacan o sulla sua concezione dell’inconscio. Come militante di quella che, per farla breve, chiamerò con espressione dubbia “sinistra radicale”, posso però senz’altro dire che sono sempre stato incuriosito dall’aura che da oltre quarant’anni avvolge l’espressione rizoma nell’ambito dei movimenti libertari e socialisti. Sebbene nel 1977 avessi solo tredici anni, mi pare di ricordare l’esistenza di un “Collettivo Rizoma” a Roma. Cosa che trova conferma in un’opera recente del cantautore, romanziere e sceneggiatore Gianfranco Manfredi, interamente dedicata al movimento del 19772. Manfredi situa il “Collettivo Rizoma” proprio a Roma insieme a una serie di altre organizzazioni dai nomi piuttosto bislacchi (“Festa contro i sacrifici”, “Strippo teorico”, “Margine ambiguo” etc.). Di quello che dovrebbe essere un altro “Collettivo Rizoma”, questa volta di origini bolognesi, si parla invece in un delizioso librettino del fumettista Pablo Echaurren, sempre dedicato al ’77, che mi ha gentilmente segnalato Rossana De Simone3. Qui la cosa è anche divertente, perché il “Collettivo Rizoma” in questione distribuiva un volantino con scritto «Libertà per i compagni arrestati per aver diffuso questo volantino». Si trattava evidentemente di una balla, spiega Echaurren, perché se fossero stati veramente arrestati, i compagni in questione non avrebbero potuto distribuire il volantino. Chi abbia letto Logica del senso4 di Deleuze, con le sue considerazioni sul paradosso, capirà al volo che quel “Collettivo Rizoma” il nome non se l’ era scelto a caso. Continue reading

Verticalizzazioni dal rizoma.  

ph: m.minetti

di M. Minetti.

Differenze rizoma – albero

“ Un rizoma non incomincia e non finisce, è sempre nel mezzo, tra le cose, inter-essere, intermezzo. L’albero è la filiazione, ma il rizoma è alleanza, unicamente alleanza. L’albero impone il verbo «essere», ma il rizoma ha per tessuto la congiunzione «e…e…e…». In questa congiunzione c’è abbastanza forza per scuotere e sradicare il verbo essere.” (Deleuze – Guattari 2003, p.60)

Termini come: dal basso, partecipazione, orizzontalità, condivisione, autogestione, informale, autorganizzazione, grassroots, collettiva, rete.. sono entrati a far parte persino del linguaggio delle aziende, figuramoci quanto siano radicati nella liturgia dell’organizzazione politica della sinistra sociale e radicale degli ultimi 40 anni. Quando nel 1999 è nata Indymedia, si pensava che la rete degli attivisti avrebbe potuto sovvertire la narrazione del potere, attraverso l’organizzazione delle attività dei singoli mediattivisti, per cambiare le forme di governance sovranazionali, basate sul debito, ad esempio, o sui trattati di libero scambio. Il motto era: «Don’t hate the media, become the media». Non che ciò non sia accaduto, in certe temporanee condizioni, ma la nascita di un diffuso giornalismo, più che altro su base volontaria e militante, non ha messo in secondo piano i media tradizionali (giornali, radio e televisione) e non ha impedito ai privati di colonizzare i nuovi media basati su internet, inaugurando l’era della post-verità. Anzi quell’epoca è iniziata proprio così. Continue reading

PER UNA POLITICA RIZOMATICA. Verso un nuovo paradigma politico

img – Elisatron

di V. Pellegrino

” … Bisogna ripeterlo ancora una volta: non è un caso se i termini “comunismo” e “socialismo”, quale che fosse la torsione cui erano stati sottoposti, siano stati portatori dell’esigenza e del fervore che il termine “democrazia”, appunto, non riusciva o non riusciva più ad alimentare…

La democrazia non ha sufficientemente capito che doveva essere anche “comunismo” in qualche modo, perché altrimenti non sarebbe stata che gestione delle necessità e dei compromessi, priva di desiderio, cioè di spirito, di soffio, di senso.”  Jean-Luc Nancy Verità della democrazia. Ed. Cronopio 2009

PREMESSE

Questo articolo intende svolgere alcune considerazioni sull’attuale stato delle forme e delle prassi politiche, tentando di individuare le ragioni profonde della gravissima impasse che paralizza l’azione politica tanto a livello istituzionale che di movimento ed impedisce di attuare quelle trasformazioni profonde necessarie per far fronte alle enormi problematiche che caratterizzano l’attuale fase storica.

È proprio dalla costatazione di questa impasse e dall’esigenza di svolgere un’analisi e una critica non superficiali del presente che un gruppo di persone variamente attive in quella che si dice “politica dal basso” ha deciso di intraprendere un percorso nuovo, ancora embrionale e principalmente rivolto a un’elaborazione “al passo coi tempi” di quelle che sono le complesse dinamiche che mettono in correlazione le ICT (Information and communications technology) e il loro rapidissimo sviluppo con le trasformazioni sociali, il cambiamento della soggettività nonché con il metodo e le forme della Politica1. È in particolare di quest’ultimo aspetto che vorrei qui trattare.

Partendo dal nome che ci siamo dati, il rizoma, nella caratterizzazione fondamentale che è stata attribuita a questo termine nell’omonimo volume dell’opera di Gilles Deluze e Felix Guattari uscita in Francia nel 1980 con il titolo di Mille Plateux2, si contrappone alla forma ad albero rovesciato che connota le strutture gerarchiche, stratificate e verticistiche proprie tanto delle società antiche che di quelle moderne.

Il lavoro filosofico dei due francesi, che giunge al termine di un lungo ciclo di lotte e trasformazioni sociali inaugurate in Occidente a partire dal fatidico 1968, dà la stura a tutta una serie di elaborazioni nei più svariati campi di studio e di interesse, a partire, banalmente, dalla topologia (la scienza che studia la forma degli oggetti), passando per la linguistica, fino alla sociologia e alla politica. Continue reading

Questione di classe. Le classi sociali nella modernità liquida.

    

di M. Sgobio

Bauman sembra attribuire la “liquefazione” della società a un cambiamento nella mentalità dei capitalisti, mentre, nella sua analisi, la classe sociale di coloro che per vivere vendono la propria forza lavoro sembra sciogliersi. Però, se si cambia il punto di osservazione, si possono scorgere le radici materiali del cambio di mentalità che descrive. Da questa visuale, le gocce, i singoli individui, assumo nuovamente l’aspetto di un fiume: un corso d’acqua che potrebbe modellare la società in forme del tutto nuove.

Negli ultimi quarant’anni diverse teorie hanno cercato di descrivere la società contemporanea e i fenomeni che l’hanno modellata, dando vita a interpretazioni che, anche se accolte in modo critico, lasciano la consapevolezza di un mutamento, a volte radicale, rispetto al recente passato.

Un nuovo inizio

Nell’esperienza della società attuale, scrive Krishan Kumar, vi è qualcosa “che insistentemente suscita non solo «il presentimento di una fine» ma anche quello di nuovi inizi”i.

Siamo nel 1995, e l’autore traccia una rassegna critica di quelle che chiama “le nuove teorie del mondo contemporaneo”. Teorie accomunate, anche quando divergono, dal prefisso post, che antepongono, di volta in volta, ad aggettivi come industriale, fordista o moderna, riferiti alla società che descrivono.

Tutte le tesi illustrate indicano un mutamento strutturale, un “funzionamento” della società diverso rispetto al passato, ma, allo stesso tempo, a tutte non riesce una descrizione in positivo del mondo contemporaneo, basata su elementi che lo caratterizzano.

Tutte descrivono una società “indefinita”, venuta dopo un’altra che, al contrario, era perfettamente definibile.

Kumar si sofferma soprattutto sulla teoria della post-modernità, che considera “la più ampia e stimolante”, in grado di sovrapporsi alle altre, spesso includendole, seppur in modo criticoii.

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Internet mon amour. Raccontare le storie prima del crollo di ieri

img Elisatron

di A. Trocchi – CIRCE

Raccontare le storie prima del crollo di ieri

Il futuro è stato ieri, quando eravamo inseparabili da computer e smartphone, nel bene e nel male. Anche quando avremmo preferito farne a meno, perché sapevamo che potevano rivelarsi i nostri peggiori nemici. Gli scandali sulla sorveglianza globale di Internet erano solo la punta di un iceberg, le manipolazioni di massa erano solo l’inizio: eravamo tutti vulnerabili! Curiosità fuori luogo, truffe, furti d’identità e di dati, pornovendette, odiatori…

«Oh, quanta negatività!», esclamavano i tecnoentusiasti. «Le nuove tecnologie ci danno la possibilità di non dover scegliere. Non è fantastico?»… Continue reading

Dovremmo fare Rizoma (Inc.)

di M. Binotto

Pubblicato in origine l’8 Aprile del 2002 su Rekombinant.org (ora chiuso).

Il movimento non può continuare ad essere attività del tempo libero. Il movimento non può continuare a finanziare il nemico. Serve una nuova interfaccia lavoro-consumo. Hate the corporation, become corporation.

Rizoma potrebbe non essere solo un concetto reticolare di D&G, né solo la forma biologica della radice della fragola. Rizome potrebbe essere il virus per invadere il mercato globale.

In un suo vecchio romanzo Isole nella Rete Bruce Sterling ipotizzava varie possibili vie di fuga dalla dittatura della Capitale Globale, della Babilonia multinazionale e multilaterale. Se vi è capitato di perdervi quel magnifico libro: una era quella delle isole della rete, spazi autonomi, illegali, nascosti. Utopie pirata. Unaltra era quella della Rizome incorporated. Una multinazionale. Una gigantesca impresa, globale ma reticolare, unitaria ma decentrata, etica ma redditizia. Il principio informatore era la “democrazia economica”, non vi erano lavori ma attività, capi ma soci, fratelli, non c’era gerarchia ma senso comunitario Continue reading

Nel 2020 e oltre, la battaglia per salvare la persona e la democrazia richiede una radicale revisione della tecnologia convenzionale

Aral Balkan

di Aral Balkan, trad. it a cura di diorama

1 gennaio 2020

Mentre entriamo in un nuovo decennio, l’umanità si trova ad affrontare diverse emergenze esistenziali:

  1. L’emergenza climatica [1]

  2. L’emergenza democrazia

  3. L’emergenza della persona [NdT: “personhood emergecy” nell’originale]

In gran parte grazie a Greta Thunberg, stiamo decisamente discutendo della prima. Ovvio, c’è molto da discutere sul se stiamo effettivamente facendo qualcosa a riguardo. [2]

Allo stesso modo, grazie all’ascesa dell’estrema destra in tutto il mondo sotto forma di (tra gli altri) Trump negli Stati Uniti, Johnson nel Regno Unito, Bolsonaro in Brasile, Orban in Ungheria ed Erdoğan in Turchia [NdT: e Salvini in Italia], stiamo parlando anche della seconda, compreso il ruolo della propaganda (le cosiddette “fake news”) e dei social media nel perpetuarlo.

Quello di cui sembriamo del tutto sprovveduti e incerti è il terzo, anche se tutti gli altri ne derivano e ne sono sintomi. È l’emergenza senza nome. Beh, almeno fin d’ora.

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