Oltre la melanconia di sinistra

Pubblicato in origine su Transform Italia il 17/12/2025

di M. Sommella

In Italia e in Europa la sinistra vive da anni dentro un paradosso: mentre le disuguaglianze esplodono, i diritti sociali vengono erosi e il continente si riallinea senza pudore alla logica di guerra e di austerità permanente, le forze che dovrebbero rappresentare il lavoro e i ceti popolari arrancano, si dividono, si ricollocano ai margini o diventano semplici gestori “responsabili” dell’esistente. Dai partiti socialdemocratici convertiti al neoliberismo alle sinistre radicali bruciate dall’esperienza di governo (Syriza) o dalla parabola discendente dei movimenti elettorali (Podemos), fino al caso italiano di un campo progressista incapace di nominare davvero il conflitto sociale, il paesaggio è segnato da sconfitte, ripiegamenti, nostalgie. È dentro questo sfondo che il capitolo di Rodrigo Nunes1 sulla “melanconia di sinistra” diventa particolarmente utile anche per noi: non come l’ennesima diagnosi moralistica, ma come una lente per leggere il modo in cui la sconfitta è entrata nel nostro modo di pensare l’organizzazione e l’azione politica, in Italia come nel resto d’Europa. La parola “melanconia” non è un vezzo psicologico, quando si parla di sinistra. È il nome di un clima affettivo diffuso: una miscela di lutto non elaborato, nostalgia, senso di sconfitta permanente e, a volte, compiacimento nella propria impotenza. Nel suo libro sull’organizzazione politica, Rodrigo Nunes dedica un capitolo proprio a questa “melanconia di sinistra” e la tratta non come un problema di carattere, ma come un nodo teorico e organizzativo decisivo. Continua a leggere

La forza prevale sulla forma

Articolo pubblicato in origine il 19/11/2025 su Transform Italia.

di M. Minetti

Questa è la traduzione dall’inglese “force over form” (Nunes 2025 p. 100) che costituisce un capitolo nodale del libro di Rodrigo Nunes Né verticale né orizzontale, recentemente tradotto dalla casa editrice Alegre. Piuttosto che pensare esista una forma di organizzazione migliore delle altre per sintetizzare i conflitti interni alle società, l’autore propone una visione ecologica per cui, a prescindere dal tipo di struttura, sia socialista o liberaldemocratica, sia assembleare piuttosto che aziendale, l’effetto dei cambiamenti prodotti sull’ambiente circostante è dato dai rapporti di forza interni a quelle stesse strutture organizzative, viste tutte come continuum dinamici che oscillano fra i loro estremi. Non si valuta quindi la forza più giusta, più etica, più elegante o alla moda, ma quella più intensa che spinge il risultato dalla sua parte, verso la soddisfazione dei bisogni sottesi.
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Sette mantra per l’olismo politico

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di S. Robutti

Cinque anni fa ero alla mia prima esperienza da “organizer”, termine ombrello che nell’anglosfera si usa un po’ per chiunque si occupi di politica pratica: sindacalisti di professione e volontari, costruttori di movimenti politici, gestori di comunità politiche fisiche e digitali, facilitatori, coordinatori di collettivi, gruppi di studio, partiti, squat, gruppi paramilitari, società segrete. Se la vaghezza del termine in inglese crea confusione, in Italiano, col nostro consolidato odio per tutto ciò che è tecnica, neanche ce lo abbiamo un termine per mettere insieme chi ha la competenza di far procedere la politica.  Dicevamo, la mia prima esperienza da “organizer”: la sezione berlinese di Tech Workers Coalition era appena nata e io ero uno dei co-fondatori, insieme a Yonatan Miller. Non avevo idea di cosa stessi facendo né avevo particolare esperienza nella partecipazione attiva in organizzazioni politiche o sindacali, figuriamoci nell’avere una posizione di leadership. Ero interessato a condurre un gruppo di studio sulla tecno-politica e in funzione di ciò avevo accettato un ruolo di responsabilità nella sezione, pur non avendo interesse specifico nei processi di sindacalizzazione dei lavoratori tech. La situazione sarebbe presto sfuggita di mano. Continua a leggere

Evoluzione dei partiti.

Le crisi della politica: sovranità, rappresentanza, leadership, organizzazione.

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di M. Minetti

Il partito che manca

Concordo pienamente con il sociologo Lorenzo Viviani quando, nel suo saggio Sociologia dei partiti (Carocci 2015), afferma che i partiti sono tutt’altro che superati come istituzioni, ma devono evolversi.

“Nel dibattito attuale, troppo spesso il superamento dei modelli tradizionali di partecipazione e di organizzazione della politica è fatto coincidere con l’epitaffio del partito come attore della democrazia “ [… in cui ] la politica rischia -pensiamo alla dimensione sovranazionale europea -di essere commissariata dalla tecnocrazia, subordinata alla dimensione finanziaria, e in parallelo consegnata a forze che la agitano, ma non ne fanno uno strumento di trasformazione della società.” (Viviani 2015, pp. 12-13) Continua a leggere

Guide nell’ecosistema

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di M. Minetti

A cosa servono i leader.

C’è un’opinione molto diffusa, soprattutto nelle forme della sinistra libertaria che negli ultimi cinquanta anni ha praticato forme di lotta dal basso, orizzontali, scaturite dalla organizzazione assembleare: ovvero che i leader non siano più necessari, anzi siano la causa dei fallimenti. Leader è il participio del verbo inglese to lead, che significa guidare, accompagnare, condurre. Continua a leggere

Cavalcare il nemico

Processi di identificazione e propaganda politica.                      di M. Minetti

L’articolo è stato pubblicato in versione ridotta sulla rivista NOT (Nero On Theory) il 14-09-2022

Il nemico marcia in testa a te
ma anche alle tue spalle.
Il nemico marcia con i piedi
nelle tue stesse scarpe.
Quindi anche se le tracce non le vedi
è sempre dalla tua parte
(Claudio Lolli 1977)

Chi vuole essere influencer.

Posso forse affermare, senza scandalizzare nessuno, che viviamo nella società dell’informazione, come qualche anno fa vivevamo nella società del valore. Ciò significa che, mentre in gran parte del secolo scorso la società si divideva, grossolanamente, per chi utilizza un paradigma del conflitto fra classi, in proprietari di capitale e non proprietari, oggi si divide in produttori di informazioni e consumatori di informazioni (Lyotard 2014, La condizione postmoderna, p.8). Continua a leggere