No, la geopolitica non mi ha convinto

navi e relitti galleggianti immersi nella nebbia

img generata da IA – dominio pubblico

di F. Barbetta

La geopolitica è la soluzione?

Utilizzare la geopolitica come principale chiave di lettura del mondo presenta notevoli problemi epistemologici perché questa disciplina ha sempre oscillato tra un uso scientifico e un impiego ideologico, spesso funzionale a strategie di potenza e giustificazioni dell’imperialismo. Il geografo brasiliano José William Vesentini afferma che sul piano epistemologico è complicato definirne con precisione lo statuto scientifico. Si presenta come un sapere che tenta di spiegare le dinamiche di potere tra gli Stati attraverso fattori geografici ma spesso si riduce a una narrazione che naturalizza i rapporti di forza esistenti. Questo è evidente nella tradizione classica della geopolitica, in cui il determinismo ambientale gioca un ruolo centrale grazie all’idea che la posizione geografica di un paese o la sua disponibilità di risorse determini automaticamente la sua politica e il suo destino storico. Continua a leggere

Ambiente digitale e globalizzazione: ricollocare lo spazio

di A. Cava

Visioni

Lo spazio osservato dal punto di vista di Google Earth ci appare come neutralizzato, ridotto alla sua superficie/estensione; allo stesso modo l’orientamento mediato da Google Maps ci induce movimenti semplici, che considerano lo spazio nella misura della distanza da un punto x a uno y. Mappamondi e mappe incredibilmente dettagliati e funzionali sono alcuni dei risultati diffusi dello sviluppo delle tecnologie di informazione geografica (in questo caso GPS). Nel quotidiano l’utilizzo di questi mezzi si traduce in una facilitazione di alcune azioni (come lo spostamento, la comunicazione, la visione): maggiore rapidità, fedeltà, orientamento e diminuzione dell’accidentale. Lo spazio visualizzato attraverso i satelliti ripropone un punto di vista esternalizzato e deresponsabilizzato, oggettivo e oggettivante. Mentre l’aumento del potere di visualizzazione è finalizzato a un maggiore controllo dell’accidentale, paradossalmente il soggetto contemporaneo è portato ad essere sempre più spaventato da ciò che è imprevedibile, a sentirsi più esposto alla catastrofe e all’incontrollabile, alla frammentarietà, nonostante i suoi sforzi – consci o inconsci – siano protratti a costruire zone di comfort e visibilità. Massumi (1992) parla dell’accident-form come della forma-soggetto del capitale, costantemente minacciato da forze che non riesce a dominare e quindi costantemente intento a elaborare dispositivi di controllo per risolvere il rapporto uomo-natura in una forma di dominio. Il soggetto sfruttato è anonimo e super esposto allo stesso tempo, mentre chi ha accesso alla visibilità e alla visione è in una posizione dominante. Continua a leggere