Venezuela, il cortile di casa in fiamme

Petrolio, dottrina Trump e fine del diritto internazionale

Due cowboy sparano in un paesaggio lunare con sullo sfondo altri pianeti

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di M. Sommella

C’è un’immagine che torna quando laria si fa pesante e la storia smette di camminare per riforme e ricomincia a correre per strappi: lorologio dellapocalisse. Il Doomsday Clock, lo strumento simbolico del Bulletin of the Atomic Scientists, nel 2025 è stato portato a 89 secondi dalla mezzanotte, il punto più vicino di sempre. Non è folclore. È un termometro dellepoca: rischio nucleare, crisi climatica, tecnologie destabilizzanti, erosione della fiducia e delle regole minime della convivenza internazionale. Quando la normalità” si sbriciola, ogni crisi locale smette di essere locale: diventa un precedente, un test, una prova generale. Continua a leggere

Gaza futura tra annientamento e colonialismo ipertecnologico

Il Board of Peace e la pianificazione alternativa di Gaza Phoenix.

palazzi crollati e macerie su auto parcheggiate

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di S. Simoncini

 «Raptores orbis, postquam cuncta vastantibus defuere terrae mare scrutantur si locupes hostis est avari, si pauper ambitiosi, quos non oriens, non occidens satiaverit; soli omnium opes atque inopiam pari adfectu concupiscunt. Auferre, trucidare, rapere falsis nominibus imperium,
atque ubi solitudinem faciunt pacem appellant.

  • Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione andate a frugare anche il mare, avidi se il nemico è ricco, arroganti se è povero, gente che né l’Oriente né l’Occidente possono saziare, solo voi bramate possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e con falso nome lo chiamano impero. Rubano, massacrano, rapinano e con falso nome lo chiamano nuovo ordine, infine dove fanno il deserto dicono, che è la pace»

    Publio Cornelio Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae, cit. in Vite perdite, di Daniele Sepe, cantato da Zulù dei 99 Posse.

    La pace come continuazione della guerra con altri mezzi

La parola pace a Gaza, oggi, evoca più un dispositivo di governance che un valore universale. È un lessico che dichiara di chiudere la guerra mentre ne valorizza e riorganizza gli esiti: amministrare le rovine, governare i flussi, stabilire chi conta e chi no, decidere quali vite sono “ricostruibili” e quali restano eccedenze. In questa torsione autoritaria e affarista, la pace si avvicina a una parafrasi rovesciata di Clausewitz: non più la “guerra” come continuazione della politica con altri mezzi, ma la “pace” come continuazione della guerra con altri mezzi. Mezzi finanziari, normativi, infrastrutturali. Mezzi, sempre più spesso, digitali. Continua a leggere

L’internazionale nera all’assalto dell’università pubblica.

Ungheria, Argentina, Usa, Italia: anarco-capitalisti e tecno-fascisti contro l’ultimo bastione dell’intelligenza collettiva

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di S. Simoncini

Javier Milei, attuale presidente anarco-capitalista argentino, ha attaccato fin dall’inizio del suo mandato il sistema della formazione superiore pubblica. In realtà già diversi anni prima della sua elezione, e poi soprattutto nella campagna elettorale del 2022, fino al suo recente discorso anti woke a Davos, ha continuato a reiterare l’idea che le università pubbliche sono “Centros de adoctrinamiento marxista”, bastioni della “wokeness” e dell’elitismo che sottraggono soldi ai poveri per darli ai ricchi. In linea con la sua missione di marvelliano eradicatore di sprechi e privilegi pubblici, ha conseguentemente adottato da presidente politiche di austerità contro le università, tagliando stipendi e borse di studio, e congelando il finanziamento annuale nonostante l’inflazione al 288%. Le sue misure hanno fatto divampare quella che a tutt’oggi è stata l’unica vera protesta di massa nel paese contro il governo Milei, con la più grande “marcha federal” dell’ultimo ventennio, tra 400 e 800 mila persone che si sono riversate in Avenida de Mayo “en defensa de la universidad pública“, e poi con 65 facoltà occupate, scioperi, lezioni in piazza, blocchi stradali e cacerolazos. Ad oggi si protrae un braccio di ferro che ha visto Milei da un lato porre il veto a una legge votata dal Congresso per adeguare il bilancio annuale all’inflazione, dall’altro provare a fare qualche limitata concessione e rassicurazione per smorzare le proteste, che hanno poi subito una flessione per la pausa estiva. Continua a leggere