Gaza futura tra annientamento e colonialismo ipertecnologico

Il Board of Peace e la pianificazione alternativa di Gaza Phoenix.

palazzi crollati e macerie su auto parcheggiate

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di S. Simoncini

 «Raptores orbis, postquam cuncta vastantibus defuere terrae mare scrutantur si locupes hostis est avari, si pauper ambitiosi, quos non oriens, non occidens satiaverit; soli omnium opes atque inopiam pari adfectu concupiscunt. Auferre, trucidare, rapere falsis nominibus imperium,
atque ubi solitudinem faciunt pacem appellant.

  • Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione andate a frugare anche il mare, avidi se il nemico è ricco, arroganti se è povero, gente che né l’Oriente né l’Occidente possono saziare, solo voi bramate possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e con falso nome lo chiamano impero. Rubano, massacrano, rapinano e con falso nome lo chiamano nuovo ordine, infine dove fanno il deserto dicono, che è la pace»

    Publio Cornelio Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae, cit. in Vite perdite, di Daniele Sepe, cantato da Zulù dei 99 Posse.

    La pace come continuazione della guerra con altri mezzi

La parola pace a Gaza, oggi, evoca più un dispositivo di governance che un valore universale. È un lessico che dichiara di chiudere la guerra mentre ne valorizza e riorganizza gli esiti: amministrare le rovine, governare i flussi, stabilire chi conta e chi no, decidere quali vite sono “ricostruibili” e quali restano eccedenze. In questa torsione autoritaria e affarista, la pace si avvicina a una parafrasi rovesciata di Clausewitz: non più la “guerra” come continuazione della politica con altri mezzi, ma la “pace” come continuazione della guerra con altri mezzi. Mezzi finanziari, normativi, infrastrutturali. Mezzi, sempre più spesso, digitali. Continua a leggere

Neocolonialismo e debiti di ricostruzione

cartello stradale di Stop con immagine di droni armati

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Articolo pubblicato in origine su Transform Italia il 22/10/2025

di M. Minetti

Chi ricostruirà la città di Gaza, se davvero la tregua attualmente negoziata diventerà una pace stabile? Chi investirà in abitazioni e infrastrutture che, ovviamente, i cittadini palestinesi non possono pagare, e chi otterrà dei profitti dagli appalti di costruzione?

Ma anche, quale grado di indipendenza potranno avere le istituzioni politiche palestinesi, seppure dovessero raggiungere lo status di nazionalità autonoma?

Per cercare di rispondere a queste domande, possiamo guardare al recente passato e osservare le conclusioni della Conferenza Bilaterale sulla Ricostruzione di aprile 2023 e la Ukraine Recovery Conference di luglio 2025, svoltesi a Roma, per spartire le zone di intervento per la ricostruzione ucraina, circa 600 miliardi di spesa previsti. Anche le ONG del terzo settore italiano si sono messe in coda per ricevere la loro parte, per i servizi decentralizzati che sono in grado di offrire. Continua a leggere

La guerra cercata

Commando di incursori con armature robotiche procede con le armi puntate in uno scenario urmano futuristico

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di M. Minetti

L’articolo è stato pubblicato su Transform Italia il giorno 16 luglio 2025.

Scrivere oggi di pacifismo, in questo particolare momento storico, obbliga a giuste e sensate argomentazioni, che però non spiegano affatto perché si vada in tutt’altra direzione. Cercherò quindi di spiegare le ragioni della guerra e, visto che appare inevitabile, delle possibili azioni evolutive per affrontarla prendendo spunto dalla storia passata, visto che non è la prima volta che i governanti ci trascinano convintamente in questa volontaria catastrofe.

Le guerre non si sono mai fermate

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