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di M. Kep
“Chi sa non parla,
chi parla non sa.”
Zhuang-zi, 13 – Tao Te Ching 56
Il passato non è mai stato misura del futuro. Solo il presente è misura di se stesso. La memoria si adatta al desiderio e produce una storia sopportabile e consolatoria.
La Natura è femminile in molte culture. Alla Natura viene attribuita una legge immutabile ma non c’è nulla di più mutevole della natura. Gli esseri viventi evolvono a partire da errori di replicazione e non sono mai uguali a sè stessi. L’ideale, impossibile da realizzare, è la conservazione ed è l’unica possibilità percepita di stabilità del presente. Nessuno vorrebbe invecchiare e poi morire. Tornare alla madre è il modo più antico di dare significato alla morte. Ma la natura fa a meno del significato.
Ecco l’assetato nel deserto offrire acqua a delle piantine essiccate. Lo chiami amorevole o idiota?
Se la Natura è femminile, dove è stato portato il maschile? In cielo. È stato posto come principio ordinatore più di tremila anni fa, ma non è materialmente presente. Detta la legge, ma permette che non venga rispettata. Un tempo puniva. Adesso, in ritardo, porta il pentimento ipocrita. Le paure per la conservazione della specie: sono solo la nostalgia per la comunità contadina legata alla terra, quando l’individuo non esisteva ancora. Il capitalismo ha soppiantato il patriarcato quasi ovunque. Di cosa avremo nostalgia nel futuro? Molti già sentono la nostalgia del capitalismo.
Se una parola viene usata con un significato distorto rispetto al suo uso storico, possiamo ancora dire che il suo significato è distorto? O dobbiamo ammettere che si è aggiunto un nuovo significato? È la potenza che dispiega il pensiero, quindi.
Una relazione che trasforma è una relazione che non soddisfa almeno uno degli elementi della relazione stessa. Chi vive relazioni soddisfacenti è conservativo. Chi appaga un desiderio lo uccide. Chi ha molti desideri può soddisfare quelli a cui tiene di meno. “Il fattore energetico che spinge verso la comunità non è l’ottimismo, bensì la frustrazione”(Mazzetti 1992).
La digitalizzazione permette di dimenticare più in fretta. Quando saremo senza memoria potremo compiere le azioni più turpi senza portarne la colpa. Questo è il destino di un popolo “eletto da dio”. La responsabilità è ormai altrove. Nella nuvola.
Non c’è nulla di meno individuale dei gusti personali. Semplicemente perché non siamo individui. Però siamo liberi di scegliere.
Quanti riescono veramente a sopportare la non-esistenza di dio? Quanti ancora hanno bisogno di entità spirituali esterne, considerate indipendenti dalla storia e che invece hanno, nella loro forma attuale, qualche decina d’anni? Gli ideali di “destra” e di “sinistra”, “religiosi” o “ecologisti” sono queste entità spirituali. Sappiamo definire come sono stati costruiti da esseri umani e come si sono diffusi?
Una vita piacevole inibisce la capacità di pensare? Sembrerebbe di si.
Scopriamo di essere tutti molto simili. Le differenze sfumano. Siamo ancora convinti di essere individui? E cosa è la libertà individuale se non la possibilità di conformarsi alla trasformazione sociale in atto?
Conservazione-trasformazione due tendenze di qualsiasi ecosistema. Una si muta nell’altra. Ogni cambiamento vuole rendersi permanente. Ogni struttura tende a essere superata. Tutto si muove. Panta rei. Questa è la dialettica.
Quando si è più giovani si ha spesso la presunzione di aver capito molte cose. Man mano che si invecchia ci si rende conto di sapere molto poco. Meno le persone conoscono, più sono sicure delle proprie certezze. Potrebbe essere un metodo di verifica: se sei assolutamente sicuro di qualcosa, di certo è illusoria. La vera conoscenza è sempre circostanziata e solo parzialmente verificabile. Il consenso non è un criterio affidabile.
L’uguaglianza è una relazione matematica contraddittoria. Anche nella sua più semplice e astratta formulazione A=A dice qualcosa di più di uno solo dei suoi termini, A.
Applicare l’uguaglianza alle persone significa trasformarle in unità identiche: 1=1=1… una pura astrazione provocatoria. È il principio delle elezioni “democratiche”. Vince chi ha più seguaci. Chi ottiene più “like”, più visualizzazioni…
La possibilità di decidere è inutile senza la conoscenza e l’intelligenza. Come si coniuga l’intelligenza con il numero di sostenitori? Con la capacità di procurarseli? No. Non solo. Sarebbe come dire che i ricchi sono più intelligenti perché sono stati in grado di procurarsi la ricchezza. Il mantra neoliberale della meritocrazia suggerisce questo. Ma sappiamo bene che ci sono tanti ricchi stupidi e tanti intelligenti non ricchi. Così come persone intelligenti con poco seguito e stupidi con tanti seguaci. Platone affermava che fosse una regola, visto che Socrate venne mandato a morte democraticamente dai suoi concittadini ateniesi. Si dice che anche Barabba fu preferito a Gesù, democraticamente, a Gerusalemme.
A favore della democrazia rappresentativa c’è l’argomento per cui un piccolo gruppo che si fa interprete della volontà popolare è troppo pericoloso. La situazione rivoluzionaria sfocia facilmente nella dittatura, la quale si mette subito al servizio dei potenti oppure li stermina. C’è chi sostiene che anche la dittatura abbia i suoi pregi, specie se comunista ma, personalmente, non mi trova concorde.
Pensare come impedire la fine del mondo è un ottimo modo per non pensare alla fine della propria vita, e per non lavare i piatti.
Chi si occupa della politica se chi lavora non ha tempo di occuparsene? Chi lo fa per lavoro, chi ci si dedica nel tempo libero o chi non lavora. Nel primo caso c’è bisogno di soldi per pagare gli stipendi e i soldi, come si dice in politica, si prendono dove stanno, ovvero dai ricchi. La forma è ormai quella del partito azienda che ha soppiantato il partito burocratico novecentesco. Negli altri due casi serve organizzazione per coordinare l’impegno limitato e spesso inadeguato di non professionisti, abbastanza benestanti da avere tempo libero. È in quel campo che la politica si fa rizomatica, come insieme di relazioni non strutturate, di proposte contraddittorie, idee confuse, suggestioni più varie e frammentate, tribù in conflitto, linguaggi autoreferenziali, settarismo esoterico. È qui, sull’orlo del caos, che possono emergere nuclei di aggregazione innovativi che devono però strutturarsi in una organizzazione efficace. È nella ricombinazione delle linee disorganizzate che si scolpisce una nuova architettura neurale.
Qual’è quel dispositivo che raccoglie il senso da relazioni molteplici non organiche? Cos’è che porta a sintesi i conflitti e le ipotesi contraddittorie?
Se “il comunismo è quel movimento che abolisce lo stato di cose presenti….” lo stiamo già abitando.
Fare quello che ci piace è il migliore modo per accogliere la morte. Quando ci farà visita avremo molte cose da offrirgli.
Il tempo libero è l’unica ricchezza ( Marx , Grundrisse ). Se lo dedichiamo solo a noi siamo egoisti. Se lo dedichiamo agli altri siamo socialisti. Se lo dedichiamo a noi e agli altri insieme, siamo ego-socialisti.
Potrebbe esistere un ordine monastico dedito all’estinzione. Gli adepti abbandonerebbero qualsiasi proprietà privata impegnandosi a non avere figli. Vivrebbero in proprietà abbandonate, occupandole e rigenerandole per la comunità. Praticherebbero la sessualità omofila, lo studio, il lavoro sociale, le arti e la meditazione.
La convenienza aiuta a credere alle proprie illusioni. D’altronde vivere nella ipocrisia dell’incoerenza sarebbe insopportabile.
Chi pensa che oggi il mondo sia “sbagliato”, “ingiusto”, “oppressivo”, ritiene che saprebbe gestire la complessità per ottenere risultati migliori. Di solito il soluzionismo ha due aspetti, uno di destra che vuole punire i cattivi, che impediscono che le cose vadano bene, cioè come andavano prima. L’altro, di sinistra, che confida nei buoni i quali, se lasciati liberi di intervenire, senza costringere nessuno, troveranno la soluzione pacifica a tutti i problemi. Entrambi presuppongono una teleologia, ovvero che ci sia un destino “giusto” che tende ad attuarsi per “senso comune” universale, impedito da umane deviazioni colpevoli.
La decrescita dovrebbe essere principalmente demografica. Ma quale popolazione può tendere spontaneamente ad estinguersi per lasciare sopravvivere le altre? Questo sì, è innaturale e perciò del tutto “umano”.
L’aristocrazia ha bisogno di ignoranza. In questo modo giustifica il privilegio come necessario.
L’intelligenza è fattore per metà genetico e per metà ambientale. Quanto siano grandi le due metá è variabile.
Se una classe aristocratica passa ai suoi figli tutta la sua ricchezza sta andando incontro alla rovina.
Quella che chiamiamo post-verità è soltanto la verità dopo che abbiamo capito come funziona. Pensa che milioni ancora credono ai miracoli.
Gran parte della cultura pop è una esaltazione della individualità ribelle venduta attraverso molteplici supporti mediatici. Se facciamo una lista dei dieci personaggi che maggiormente apprezziamo nella musica, nel cinema, nella letteratura, quanti di questi non sono inglesi o statunitensi?
La verità scientifica non è più vera di qualsiasi altra. Anzi la verità scientifica è valida solo fra scienziati in grado di valutarla e metterla alla prova. Per tutti gli altri miliardi di persone c’è solo il principio di autorità indicato dal potere.
Ciò che non sappiamo della materia è molto di più di ciò che pensiamo di sapere.
A che scopo insegnare alle persone molte cose se l’unico effetto immediato è che vorrebbero essere pagate di più?
Nel momento in cui si configura il dominio di una aristocrazia, chi vi si dovrebbe opporre, gli aristocratici o i servi? Ma i servi non chiedono altro che un padrone da servire a tempo indeterminato… lavoro dignitoso, lo chiamano.
Ma cos’è la ricchezza? È il denaro? No. E allora perché si misura in unità di denaro? Per poterla quantificare e paragonare. Ma se la misura non è adeguata forma dei pregiudizi difficili da superare.
Se una persona ha 10 miliardi di ricchezza personale, gode davvero di questa ricchezza? O è solo la misura di una potenza ipotetica, della fiducia che raccoglie nella società? Al di sopra di una certa cifra, il patrimonio diventa quindi solo una misura di potere.
Il post-capitalismo ci svela il valore esistenziale della nostra vita. Il tempo è limitato ed è una ricchezza perché siamo mortali. Nel momento in cui non siamo più utili alla valorizzazione del capitale, dobbiamo trovarci un altro motivo di esistenza e quindi un’altra modalità di vita. Chiedere di ritornare al lavoro capitalista è la risposta più scontata. Bisognerà fare la guerra per regredire fino a quel punto.